CRONACA
Il LAC non è per donne. Il FAFT, "sconcertante, ma i membri possono essere nove". Censi, "perché non scandalizzarsi che non ci sono LGTB, neri, rossi o gialli?"
Il Comitato della Federazione Associazioni Femminili Ticino Plus fa notare come il Consiglio Direttivo dell'Ente autonomo sia composto da nove uomini, "ci lascia di stucco che nessuno abbia pensato al fatto che non c'era una donna". Il leghista controcorrente, Ferrara cita la Fallaci
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LUGANO – Dopo mesi di discussioni e polemiche, il Consiglio Direttivo del LAC ha finalmente i suoi membri. Ma qualcuno non è contento: si tratta del Comitato della Federazione Associazioni Femminili Ticino Plus (FAFTPlus), che lamenta l’assenza di una donna, e ancor di più il fatto che nessuno abbia detto nulla in merito, né politici né media.

Peccato che su otto membri con profili e background diversi non ci sia neppure una donna, per di più in un ambito dove le professioniste di valore non mancano. Ma questo fatto non sembra inquietare nessuno, né i politici, né i mass media. FAFTPlus trova invece questo aspetto sconcertante ed esprime tutta la sua indignazione”, si legge in una nota. “La leggenda racconta che è difficile trovare profili femminili per posizioni dirigenziali e apicali in campo tecnologico e scientifico, ma non pensavamo che questa storiella potesse essere adoperata anche in ambito culturale, dove le donne con curriculum ed esperienza d'eccellenza abbondano, sia nella Svizzera italiana, sia oltre Gottardo.  Se poi si voleva il "respiro europeo", come è stato scritto, la scelta sarebbe diventata addirittura  imbarazzante, sia dal punto di vista quantitativo, sia da quello qualitativo”.

Ma, appunto, a dispiacere di più è il fatto che la questione sia passata inosservata. “Ci lascia di stucco che nessuno abbia pensato all'opportunità e anche all'utilità di una rappresentanza femminile in questo ente che decide l'azione di un centro con grandi ambizioni nel panorama culturale nazionale e  internazionale.  Il tutto diventa ancora più assurdo quando si è potuto leggere che si è voluto "completare il Consiglio assorbendo un ventaglio di competenze variegato". Noi ci chiediamo: com’è possibile che in questo "ventaglio di competenze variegato" non sia stata contemplata l’inclusione di  profili femminili?”.

Non è (forse) troppo tardi per rimediare. “Il nostro auspicio  è che riparta la riflessione. Perchè, ci teniamo a ricordare,  i posti assegnabili potevano e possono  essere nove”.

In effetti, ha ragione il Comitato: nessuno aveva sollevato la questione, e quando a essere candidate erano Patrizia Pesenti (dalla Lega) e Giovanna Masoni (ovviamente dal PLR), si parlava di un loro possibile ingresso in termini politici, qualitativi e di competenza ma mai di “quote rose”.

Un termine che non piace al Consigliere comunale leghista di Lugano Andrea Censi, che su Facebook ha commentato:  “sconcertanti sono queste dichiarazioni, queste lotte di genere nel ventunesimo secolo... sono sempre stato un convinto oppositore delle quote rosa. Le nomine, siano esse politiche o lavorative, devono essere date per merito, non per genere. Le diseguaglianze si creano esattamente con questo comportamento... se ci si scandalizza perché non ci sono donne, perché non scandalizzarsi che non ci sono LGBT, neri, rossi o gialli?!?”.

Per contro, Natalia Ferrara del PLR scrive, citando la Fallaci: LAC - Consiglio direttivo di soli uomini. Perché? Le donne non si occupano di cultura? Di politica? Di comunicazione? Di economia? Di legge? Di gestione aziendale? Di...? "Vi sono momenti, nella vita, in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo. Un dovere civile, una sfida morale, un impegnativo categorico, al quale non ci si può sottrarre”.

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