CRONACA
"Ma i ticinesi vogliono davvero essere aiutati?" La triste domanda di chi ci prova, tra corsi di lingue annullati perché non si presenta nessuno e "fenomeno da tastiera che non muovono un dito"
L'associazione Ticino&Lavoro vive un momento di amarezza. "Abbiamo anche organizzato colloqui per gente che non poi non si fatta vedere. Vale ancora la pena? Non lo so. So solo che sto un po' perdendo la fede". E ancora, "abbiamo perso fiducia nella serietà, nel rispetto e nella vera volontà di molte persone". Ticinesi, ci siete?
BELLINZONA – “Ma i ticinesi vogliono essere aiutati?”. Una domanda chiave,  che sta mettendo in crisi anche le certezze del gruppo di lavoro di Ticino&Lavoro, l’associazione creata da Giovanni Albertini per dare una mano ai residenti a trovare lavoro. 

“Già in passato avevamo organizzato una giornata di sensibilizzazione ai datori di lavoro in centro a Lugano, molte persone si erano annunciate, poche sono realmente venute. Abbiamo in progetto quello di scendere in piazza per fare sentire la nostra voce, ma sinceramente penso che il Santo non valga la candela. Abbiamo perso fiducia nella serietà, nel rispetto e nella vera volontà di molte persone. Solo Bla Bla Bla, ma poi nessuno si presenta! Davvero una bella società di fenomeni da tastiera che non alzano un dito per fare qualcosa di utile per gli altri o per se stessi! Ma chi ce lo fa fare! Di tempo ne abbiamo speso, di risultati ne abbiamo ottenuti parecchi, ma sul lato del sostegno alla nostra associazione davvero poco, molto poco!”, è il triste post che compare sulla pagina Facebook del gruppo.

E qualcuno, che si sta impegnando nel progetto, commenta: “In questo periodo in cui ho avuto il piacere di collaborare a questo progetto, ho visto veramente di tutto: ci sono state chiaramente le persone di spirito e buona volontà che hanno validato gli sforzi intrapresi, ma ci sono state anche cose che veramente mi hanno fatto riflettere. Da quando sono entrato, ce ne sono state di tutti i colori: gente che non risponde alle richieste dirette di lavoro sul gruppo; persone che si lamentano, criticano e non capiscono la natura del lavoro che facciamo; e chi si lamenta che non potevano entrare i permessi B, e chi si lamentava invece dopo quando potevano entrare; altri ancora che hanno proprio insultato il nostro operato, e sì, occasionalmente le nostre persone; gente che non si sforza di seguire poche chiare, semplici istruzioni su come usare il gruppo o il sito, lamentandosi che "non funziona niente" ed "era meglio prima", quando sono loro che non sarebbero in grado di svuotare un secchio neanche se ci fossero scritte le istruzioni sotto al fondo; gente per cui si organizzano corsi o addirittura colloqui e periodi di prova, e dopo non si presenta, facendo brutta figura loro e mettendo di mezzo la reputazione di chi fa da intermediario, nella maggior parte dei casi noi stessi (tristemente succedono anche di queste cose)”.

E dunque ecco le domande: “A questo punto, io mi chiedo: vale veramente la pena di scarparsi il c—o? Forse però la domanda giusta non è questa. Forse il quesito è molto più semplice ed elementare. Ma i ticinesi vogliono essere aiutati?”.

Un quesito davvero amaro, come la risposta che si dà. “Non lo so. So solo che sto un po' perdendo la fede, perché un progetto del genere ha bisogno di alimentarsi con i risultati, con la soddisfazione e la partecipazione della gente a dare la conferma di aver fatto qualcosa di utile e buono per gli altri”.

Un altro episodio ha fatto dubitare il valido team. Da un po’ infatti si parlava di organizzare dei corsi di lingue. Si sa, conoscerle è basilare spesso per chi vuole trovare un nuovo lavoro, e sovente però chi è in disoccupazione o in assistenza affermano di non potersi permettere corsi. Senza lingue, non c’è lavoro. Allora, che fare? Qualcuno si era proposto per organizzare delle lezioni, un’ora al costo di 10 franchi, per disoccupati e gente in AI. Ieri era prevista la prima data a Bellinzona.

E non si è presentato nessuno, a parte un ragazzo. “Mi avete scritto almeno in 20 per Bellinzona. Ieri sera ho lavorato fino alle 23.00 per preparare due livelli. Alla Casa del Popolo dovrò dare CHF 40 per la sala si è presentata una sola persona e neanche una di quelle che ha scritto. A voi nemmeno ad offrirlo gratis sareste venuti! Ho parlato con un'amica che lavora da anni al CCT (scuola di lingue) a Cassarate e mi ha detto che per anni hanno organizzato i corsi gratuiti pagati dalla disoccupazione. Tutti sempre solo a lamentarsi e mai contenti di niente. Io il tedesco lo so .... Vediamo se i luganesi sono più seri... Mi sa che in questo sito la gente ama tanto lamentarsi....”, ha raccontato l’organizzatrice.

Resta l’amarezza. Vale davvero la pena? Se a chiederselo è anche chi aveva messo tutto il suo impegno, contro tutto e tutti (Albertini si è spesso lamentato degli URC e ancora della collaborazione quasi nulla ricevuta), forse anche tutto il Ticino dovrebbe farsi la domanda.

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