CRONACA
La Corte: "Vi chiediamo scusa". Ma l'ex funzionario del DSS non va in carcere
Condannato per coazione, le accuse di violenza carnale in alcuni casi era prescritta. Il giudice Villa si rammarica che quando il caso fu segnalato, nel 2005, nessuno fece nulla. "Ha sfruttato la posizione per soddisfare le sue voglie"

BELLINZONA – Non andrà in carcere l’ex funzionario del DSS. È stato condannato ma la pena è sospesa.

Si tratta di una pena pecuniaria di 120 aliquote giornaliere di 60 franchi, sospesa per due anni, e un rimborso di 1000 franchi all’unica vittima per cui è stata provata la coazione, oltre a 300 franchi per infrazione alla legge sugli stupefacenti e un risarcimento di 4'000 franchi, di cui 3'000 di spese legali e 1'000 per torto morale.
L’accusa di violenza carnale è invece caduta.

La testimonianza più forte è stata proprio quella della prima vittima, che all’epoca era poco meno che maggiorenne. Solo dopo quasi 15 anni di terapia è riuscita a parlare di quanto successo. Alcuni episodi sono stati riconosciuti come violenze carnali, sono però prescritti. La Corte ha creduto in toto a lei e non alla versione discordante dell’uomo.

Nel secondo caso sono venuti a mancare gli elementi fattuali per una condanna, nel terzo i reati, pur se possibili, sono prescritti.

“La Corte oggi è triste perché si è trovata davanti a una persona che ha sfruttato la sua posizione per soddisfare le sue voglie”, ha detto il giudice Marco Villa, scusandosi con le tre vittime, “giovani donne non sono state accompagnate nel percorso di rivelazione".

Nessuno ha fatto nulla quando una di esse aveva denunciato i fatti, nel 2005: non ci fu nessuna inchiesta amministrativa e l’uomo rimase nella sua funzione, strettamente a contatto con giovani, su cui poteva esercitare la sua influenza.

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