CRONACA
Strage sventata a Bellinzona, il racconto del giovane: "Volevo fare tutti a pezzi"
In aula è stato proiettato anche un filmato di dieci minuti dove il giovane racconta la strage che avrebbe voluto compiere. Poi le lettere: "Mi vorresti, mamma, se uccidessi una dozzina di studenti?"
© Ti-Press / Francesca Agosta

LUGANO – Si è aperto questa mattina il processo a carico di E.P, il giovane che nel maggio 2018 è stato arrestato per aver meditato una strage alla Commercio di Bellinzona (vedi articoli suggeriti). Oggi, davanti alla Corte delle assise criminali di Lugano – presieduta dal giudice Mauro Ermani –, il giovane racconta la sua versione dei fatti. E già in mattinata sono emersi particolari inquietanti, che testimoniano come la strage fosse preparata nei minimi dettagli. Parole, ricordi di una mente oppressa dal senso di “onnipotenza”. Armi, disagi, relazioni andate male e quella voglia di "suicidarmi" dopo aver compiuto la strage.

Il giovane – accusato di atti punibili di assassinio e omicidio plurimo – mostra calma mista a un senso di pentimento. Si rivolge educatamente al giudice. Parla di come la passione per le armi ha condizionato la sua vita. "Mi davano – dice in aula – un senso di potere. Forse perché mi sentivo impotente". Quello trovato a casa del giovane il giorno dell’arresto "è un vero e proprio arsenale", ribatte il giudice.

Durante il processo si è anche cercato di scavare nel passato del 21enne. È emerso che fu licenziato dopo essere stato scoperto a rubare al lavoro. “È stata la fine di un sogno per me. Tutto si è rabbuiato in un istante”. Un amore non corrisposto da una coetanea alimenta ulteriormente il disagio interiore di E.P. Lo si apprende da una lettera che l’imputato scrisse di suo pugno. Qui i primi segnali inquietanti.

“Voglio concentrarmi – scrive – sulla vendetta che mi darà la pace dei sensi. Sono pronto a morire dopo aver fatto male agli altri. Desidero essere ricordato come una bomba ad orologeria che nessuno è riuscito a disinnescare”.

Poi il giovane torna sulla strage che voleva compiere a Bellinzona. “Volevo colpire e poi uccidermi. Le parole che avete letto sono figlie della mia rabbia interiore”. Il giudice ha letto alcuni passaggi in aula: “Mi vorresti – scrive l’imputato – mamma se uccidessi una dozzina di studenti”.

Tutto era stato preparato nei minimi dettagli. Era stato addirittura preparato un comunicato stampa da inviare ai media cantonali subito dopo la strage. Ma non solo. Il giovane voleva far sapere a tutto il mondo il suo gesto. Un comunicato infatti, era pronto da inviare anche alle agenzie di stampa statunitensi.

La mattinata in aula si è chiusa per dieci minuti di video da brividi. Si vede il giovane che si riprende e spiega il piano. “Ho deciso, la data è fissata. Questa mattina ho visto la mia vittima zero. Voglio dare un segnale forte, indimenticabile, che possa protrarsi nei secoli. Saranno tutti fatti a pezzi”.

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