ECONOMIA
Terziario, un settore per frontalieri. "Meno norme contrattuali e più richiesta di profili qualificati"
Nel terziario che si sta formando un mercato dove i lavoratori di oltre confine si inseriscono al meglio: digitalizzazione, informatizzazione, meccanizzazione di ruoli già esistenti , amministrazione, sanità. Effetto sostituzione?

BELLINZONA – Cosa dire di fronte al nuovo record di lavoratori frontalieri in Ticino? Loro aumentano, la disoccupazione, e sono dati di oggi, rimane sostanzialmente stabile. Il Corriere del Ticino lo ha chiesto a tre esperti: Fabio Losa (ricercatore SUPSI), Renato Ricciardi del sindacato OCST e con Luzius Stricker dell’Istituto ricerche economiche (IRE).

Quel che emerge è che è soprattutto nel terziario che si sta formando un mercato dove i lavoratori di oltre confine si inseriscono al meglio: digitalizzazione, informatizzazione, meccanizzazione di ruoli già esistenti , amministrazione, sanità.

“Il Ticino rimane molto attrattivo per i lavoratori italiani, anche perché richiede sempre più nuovi profili qualificati. Una parte preponderante di questi nuovi posti vengono occupati da lavoratori frontalieri. Il settore terziario è quello che più di ogni altro registra queste distorsioni, anche a livello salariale. È il settore d’altronde nel quale ci sono meno norme contrattuali da rispettare e nel quale ancora si avverte l’assenza di contratti collettivi di lavoro applicabili. È insomma il settore che necessita delle più efficaci misure di accompagnamento. E non sono ottimista per il futuro”, spiega il sindacalista Ricciardi. Che prosegue: “Se da un lato i frontalieri contribuiscono al buon andamento della nostra economia e all’incremento del gettito fiscale, dall’altro sono, loro stessi, maggiormente esposti al rischio di una speculazione. La maggior precarietà che ne risulta equivale a un’ulteriore pressione al ribasso dei salari, anche dei residenti, in un cantone dove i livelli retributivi già sono inferiori alla media svizzera. Ciò dovrà portare a strumenti di controllo e a interventi più incisivi”.

Ma per Stricker, non si può parlare di effetto sostituzione, essendo la disoccupazione in Ticino sostanzialmente bassa e “le forze di lavoro in Ticino sono pressoché esaurite. E poi anche il terziario contiene dei rami non considerati attrattivi dalla forza di lavoro indigena”.

Losa invece usa il termine “sostituzione”, ma non lo intende come un “metti qualcuno e togli qualcun altro”, bensì come una “dinamica legata al momento di ripresa economica”.

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