POLITICA
Alla vigilia del Primo Maggio il PS propone nove misure urgenti a tutela del lavoro, dalle agenzie interinali ai salari minimi legali. E di 'Prima i nostri' dice: "È un insieme di proclami non attuabili dal Cantone"
Le nove misure urgenti a tutela del lavoro e dei salari in Ticino, presentate dalla Direzione del Partito, sono state adottate all’unanimità dalla Conferenza cantonale del Partito Socialista, tenutasi ieri a Bellinzona
BELLINZONA - Le nove misure urgenti a tutela del lavoro e dei salari in Ticino, presentate dalla Direzione del Partito, sono state adottate all’unanimità dalla Conferenza cantonale del Partito Socialista, tenutasi ieri a Bellinzona e intitolata «Insieme per un lavoro e dei salari dignitosi». La situazione e i problemi del mondo del lavoro in Ticino impongono delle misure concrete ed efficaci, non dei proclami inattuabili. È a quest’esigenza che risponde il pacchetto contenente le nove misure proposte:

Regolamentare il settore delle agenzie interinali; creare un fondo per il lavoro; definire il salario minimo legale superiore alla soglia definita dalle prestazioni sociali di base; potenziare le misure di controllo e di vigilanza del mercato del lavoro; istituire un Ente cantonale per lavori di utilità̀ pubblica; applicare da subito l’art. 10 della L-Rilocc; aumentare e rafforzare nella direzione della “preferenza nazionale light” l’azione degli uffici regionali di collocamento (URC); dar seguito alle conclusioni del Piano cantonale dell’alloggio; insistere per il vincolo degli enti beneficiari di contratti di prestazione all’adesione a un contratto collettivo di lavoro.

La Conferenza cantonale del PS ha deciso inoltre di non accettare le proposte della Commissione “Prima i nostri!”. Il PS conferma quanto già segnalato prima del voto popolare, questa iniziativa è un insieme di proclami non attuabili dal Cantone. La legge d’applicazione propone un’inaccettabile principio di discriminazione: le lavoratrici e i lavoratori vanno tutelati rafforzando le condizioni di lavoro e i salari, non dividendoli. 

Nel corso della Conferenza cantonale sono state trattate più tematiche e presentati differenti aspetti della situazione del lavoro in Ticino. Il peggioramento delle condizioni di lavoro e il livello dei salari sono il nocciolo della questione. I salari sono i peggiori della Svizzera: sono inferiori del 17-20% rispetto al resto del Paese e anche il salario mediano è inferiore di più di 1000 franchi rispetto al salario mediano svizzero.

La disoccupazione assume un carattere sempre più strutturale e la crescita economica non riesce a riassorbirla. Preoccupa la disoccupazione di lunga durata: in Ticino il 60% dei disoccupati lo è da più di un anno, mentre nel resto della Svizzera questa proporzione è del 40%. Negli ultimi due anni in Ticino si sono persi più posti di lavoro a tempo pieno di quanti ne siano stati creati. In aumento, invece, la proporzione di posti di lavoro a tempo parziale, in particolare a tempo parziale breve, pari o inferiore al 50%. Questo fenomeno, imposto dalla flessibilità, genera precarizzazione e un importante tasso di sottoccupati: delle persone che vorrebbero o che hanno bisogno di lavorare di più ma che non trovano lavoro. Un fenomeno che colpisce in particolar modo le donne poiché occupano il 70% dei posti di lavoro a tempo parziale. Donne che lavorano spesso su chiamata e con salari inferiori agli uomini nonostante lavori equivalenti: un’inaccettabile disparità salariale che in Svizzera è ancora del 15,1%! La precarizzazione generata dalla flessibilità è anche indicata dall’esplosione del lavoro interinale: dal 2000 al 2015 i lavoratori a prestito sono quasi triplicati.

In aumento anche i casi in cui vengono registrate delle irregolarità relative ai salari, alle condizioni di lavoro sia per quanto riguarda gli orari, le indennità o le norme di sicurezza così come delle denunce di rilevanza penale, come l’usura e lo sfruttamento di persone.

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