POLITICA
"Lavoro su chiamata, disponibilità immediata, salari da working poor: che effetti hanno sulla salute?"
Ivo Durisch e cofirmatari, tutti socialisti, dopo lo studio di Travail.Suisse sulle condizioni di lavoro, chiedono uno studio per capire quanto influiscano sul benessere della popolazione

BELLINZONA – Le condizioni del lavoro, nettamente peggiorate negli ultimi mesi, come evidenziato da uno studio di Travail.Suiss (vedi correlati), preoccupano un gruppo di deputati socialisti, che chiede con una mozione al Consiglio di Stato e aii Dipartimenti direttamente interessati dalla questione di “intraprendere o commissionare a un istituto uno studio approfondito riguardo alle conseguenze delle condizioni di lavoro sulla salute della popolazione attiva per il Ticino, nel solco dello studio condotto da Travail.Suisse e delle conclusioni dell’inchiesta di “Job stress index”.

“Solo conoscendo con precisione e nel dettaglio la situazione relativa al Ticino sarà possibile introdurre delle misure attive volte a risolvere la causa del problema citato invece di occuparsi del peggioramento di un malessere generalizzato che ne rappresenta il sintomo”, scrivono Ivo Durisch, Henrik Bang, Gianrico Corti, Raoul Ghisletta, Carlo Lepori, Tatiana Lurati, Daniela Pugno Ghirlanda.

“Lo studio di Travail.Suisse mostra che il Ticino ottiene risultati nettamente inferiori alla media nazionale, in particolare per quanto riguarda la sicurezza del lavoro e la motivazione. Sappiamo che nel nostro Cantone sono in netto aumento: il lavoro su domanda, la sottoccupazione, la disponibilità immediata imposta da sempre più datori di lavoro per turni e luoghi di lavoro annunciati anche solo poche ore prima (tramite Sms o sistemi di messaggeria immediata), il lavoro gratuito e dei salari che non permettono né di vivere dignitosamente nel nostro Cantone né di arrivare alla fine del mese. Il salario mediano ticinese è di oltre 1'000 franchi inferiore alla media nazionale e si riscontrano salari nettamente inferiori ai 2'900 franchi al mese. Il Ticino è anche particolarmente colpito dal fenomeno dei “workingpoor”: oltre l’11% delle persone, benché lavorino, vivono in condizioni di povertà mentre nel resto della Svizzera questo tasso è del 3,7%. Nel nostro Cantone le persone che vivono a rischio povertà sono oltre il 30%, più del doppio rispetto alla media nazionale”, si legge nel testo.

Tutto ciò non può non influire sul benessere dei lavoratori. Citando ancora uno studio, il “Job stress index”, sono dimostrate “la portata e l’importanza di conoscere nel dettaglio il problema e le conseguenze del peggioramento delle condizioni di lavoro sulla salute delle lavoratrici e dei lavoratori: un rapporto negativo tra carichi e risorse sul posto di lavoro può compromettere la salute. Un carico a cui è esposto ben il 27,1% della popolazione attiva in Svizzera. Un dato che risulta molto preoccupante, soprattutto per il nostro Cantone considerate le condizioni di lavoro nettamente peggiori rispetto al resto della Svizzera. Una situazione allarmante, quindi, che conduce a dei costi sociali, sanitari ed economici molto importanti che impongono di analizzare e conoscere il problema e le sue conseguenze in modo approfondito per il Ticino”.

 

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