POLITICA
Prima i nostri? No, prima... i salari minimi. Bignasca a sorpresa, "anche a parità di condizione si sceglieranno sempre frontalieri, più flessibili. Cassis non sarà eletto"
Il Coordinatore della Lega rilascia dichiarazioni che faranno rumore. "Il Consiglio Federale con un giudizio non troppo negativo su Prima i nostri non ha voluto aprire un nuovo fronte col Ticino. E 20 franchi all'ora per un frontaliere è una paga da signore, mentre un ticinese.."
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BELLINZONA – “Non lasciamo soli i nostri alleati dell’UDC, anche se a volte partono in tromba, però a mio avviso Prima i nostri senza un salario minimo serve a poco”. Attilio Bignasca spiazza tutti, nella sua intervista al Corriere del Ticino. E con quella che appare una certa rassegnazione, afferma che i frontalieri, comunque vada, saranno sempre favoriti.

“Se in Ticino fissiamo il salario minimo a 4.000 franchi il ticinese magari riuscirà a sopravvivere, mentre per il frontaliere resterà una paga da “sciur”. Ma quante nostre industrie possono sopportare paghe simili?”, ipotizza. “Io conosco frontalieri che hanno perso il lavoro perché erano pagati 32 franchi all’ora, ma sappiate che se trovano il lavoro in Ticino a 20 franchi vengono ancora di corsa”. La loro battaglia, spiega, non è contro i frontalieri tout court (ne ha diversi anche lui nelle sue aziende…), “ma contro l’esplosione degli stessi. Abbiamo detto che 36.000 sarebbe la quota giusta e tollerabile per il Ticino, purtroppo oggi sono 65.490. Questo è il problema”.

Dunque, i salari minimi come primo fattore. Ma “quante nostre industrie possono sopportare paghe simili (4'000 franchi, ndr)? E quante se ne andranno? Dall’AITI mi attenderei maggiore determinazione. Siamo di fronte a una ponderazione di interessi anche contrastanti molto difficile. E poi, signori, vogliamo parlare della Commissione tripartita chiamata a controllare e verificare? Chi siede in quella commissione non ha mai pagato uno stipendio di tasca propria e fanno i conti senza sapere esattamente di cosa si tratta. Ma così va il Ticino”.

In ogni caso, per Bignasca, “si sappia che a parità queste ultime preferiranno sempre un frontaliere a un ticinese perché è più flessibile”.

E per quanto riguarda Prima i nostri, di fronte alla gioia per la garanzia federale di Marchesi e Chiesa, alleati con i leghisti, osserva: “se fosse applicabile sarebbe una vittoria per tutto il Ticino”. A suo avviso, non lo è, e stuzzicato sul Governo del “sa po’ mia”, dice che “per giudicare vanno messi tutti gli interessi in ballo sul piatto, senza agire di pancia”.

“Forse il Governo è stato un po’ spiazzato, si attendeva un preavviso negativo ancora più stringente da parte del Consiglio federale”, prosegue, dando anche la sua motivazione: “quest’ultimo, in vista dell’elezione del ticinese che (dico io) probabilmente non verrà eletto, si è guardato bene dall’aprire un nuovo fronte con il nostro Cantone”.

Dunque, Cassis non ce la farà, Prima i nostri non è applicabile, i salari minimi servono ma saranno sempre favoriti i frontalieri… Insomma, il quadro non è ottimistico. Cosa farà la Lega nelle votazioni relative a quanto scaturito dalla Commissione speciale per applicare l’iniziativa democentrista? Bignasca non si sbilancia, spiega che il gruppo ne dovrà parlare. E la libera circolazione “ha fatto solo disastri”.

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