POLITICA
L'MPS fa i calcoli: "salario minimo inferiore del 30% a quello mediano attuale. Sorprende pensare a un compromesso fra posizioni sindacali e padronali"
In una lunghissima nota, il Movimento per il Socialismo si indigna per il salario minimo proposto dal Governo. "E se anche fossero stati un po' più generosi, cambiava poco. Pensiamo a un disoccupato, costretto a accettare un lavoro a 3'000 franchi. Anche l'iniziativa però..."
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BELLIZONA - Una miseria legalizzata. Per il Movimento per il Socialismo, il salario minimo proposto dal DFE è questo.

In un lunghissimo comunicato, si usano toni duri.

"Il salario mediano in Ticino per tutte le categorie di salariati (da quelli senza mansioni direttive a quelli con mansioni direttive) corrisponde a 6'100 franchi mensili. Se ci limitiamo a quello relativo ai salariati senza funzioni direttive ci attestiamo a 4'640 franchi mensili (cioè 55'680 franchi annuali, dato che i salari mediani standardizzati sono calcolati sul 12 mensilità, includendo la parte di 13°). Ricordiamo che i salari mediani dividono esattamente a metà la popolazione salariata rispetto a quella mediana: metà sopra e metà sotto. Per fare sì che il discorso e queste cifre possano essere capite da tutti i cittadini e le cittadine (che sono nella stragrande maggioranza dei salariati) è necessario riportare i confronti a quelli che è lo standard classico con il quale viene enunciato e pagato il salario: e cioè quello di un salario mensile per 13 volte. Un muratore, un bancario, un postino, un ferroviere, un docente: tutti costoro quando indicano il salario mensile lo riferiscono infatti a 13 mensilità. Questo significa che il salario mediano effettivo, riconducibile a 13 mensilità, è di 4'283 franchi. Possiamo quindi affermare che metà della popolazione salariata in Ticino percepisce un salario inferiore a questo livello, l’altra metà è al di sopra", si comincia a spiegare.

"Alla luce di queste considerazioni il salario minimo proposto (che si situa tra 3'372 e 3'462 franchi mensili e che corrisponde ad un salario, calcola come consuetudine su 13 mensilità, oscillante tra i 3'112 franchi e i 3'195 franchi) è di quasi il 30% inferiore al salario mediano (su 13 mensilità) dei lavoratori senza ruoli direttivi (4'283 come indicato qui sopra). A nessuno sfuggirà che tale salario non potrà che contribuire potentemente ad un’ulteriore spinta verso il basso di tutto il sistema salariale, attratto da un salario minimo così basso rispetto ai salari effettivamente versati", prosegue l'MPS.

"Da questo punto di vista l’instaurazione di un salario minimo di questo tipo rientra purtroppo a pieno titolo nelle cosiddette misure di accompagnamento che avrebbero dovuto combattere il dumping salariale; ma che, come non ci siamo stancati di sottolineare da anni, di fatto favoriscono il dumping e ne “accompagnano” lo sviluppo. E ricorda un'iniziativa, dichiarata irricevibile che nel 2007 proponeva un minimo a 4'000 franchi mensili per 13 mensilità, "una proposta in sintonia con la stratificazione salariale della grande maggioranza dei salariati e che avrebbe evitato una pressione verso il basso come invece rischiano di fare gli attuali livelli salariali attorno ai quali ruotano le proposte sul salario minimo. Solo a questi livelli si potrà discutere seriamente e senza dover arrossire dalla vergogna di un salario «dignitoso»; senza dimenticare che un salario minimo legale è, per l'appunto, legale: cioè è un salario che chiunque deve accettare perché legalmente valido. E allora, di che dignità e legalità si può parlare di fronte a proposte salariali che si situano attorno ai 40'000 franchi annui per un lavoro a tempo pieno? Tutti salari minimi che ruotano attorno ai 3'000 franchi mensili sono una vera e propria legalizzazione di salari da fame, salari con i quali nessun lavoratore e lavoratrice può degnamente vivere in Ticino".

"Ora questa legalizzazione della miseria segna un ulteriore passo con la fissazione di un salario minimo legale legittimato proprio da questo suo carattere di universalità. Oltre alle ricadute salariali alle quali abbiamo accennato, val la pena ricordare le negative ricadute sociali. Pensiamo, ad esempio, quale effetto potrà avere sui salari dei disoccupati alla ricerca di un nuovo posto di lavoro la proposta di salari così bassi, ma legittimi perché legali. Un disoccupato che avesse guadagnato, come normale impiegato prima di rimanere senza lavoro, un salario mensile di 4’500-5'000 franchi al mese, dovrebbe ora accettare qualsiasi proposta che gli venisse offerta e che rispettasse un salario minimo di 3’000-3'100 franchi mensili. Se rifiutasse si troverebbe pesantemente sanzionato. Risulta a tutti chiaro che simili dinamiche non potranno che avere ripercussioni negative sull’intera struttura salariale", va avanti il comunicato, allargando il campo.

Ma effettivamente non ci si aspettava nulla di diverso. "La responsabilità di questa scelta va, evidentemente, addossata al governo che ha accolto in pieno le tesi padronali fissando il limite più basso tra quelli in discussione. Resta tuttavia il fatto che la proposta stessa (così come altre iniziative simili adottate in qualche altro cantone) era portatrice, fin dall’inizio, di un esito di questo tipo, proprio perché, nella sua formulazione, non avanzava nessun salario di riferimento, limitandosi al concetto di salario “dignitoso” ed accettando l’idea che questo dovesse essere fissato sulla base di cosiddetti parametri “sociali. Inoltre la fissazione, nel testo dell’iniziativa, del salario minimo per categorie o settori e del principio di una percentuale rispetto al salario mediano nazionale di settore ha consegnato al governo (e al Parlamento) potenti strumenti per partorire la soluzione odierna. E l’orientamento in materia salariale del (dei) governo (governi) è sempre stato abbastanza chiaro anche in passato e non certo favorevole ai salariati". Insomma, critiche anche al testo dell'iniziativa, quindi. 

"Le cose non sarebbero differenti nemmeno se il governo avesse scelto una variante più “generosa” (3’400-3'500 franchi): rispetto alle possibili influenze negative sulle dinamiche salariali (alle quali abbiamo accennato qui sopra) non vi è di fatto differenza sostanzialmente importante. E rafforzerà la posizione del padronato che riduce la questione del salario minimo alla semplice necessità di affrontare i casi di abuso salariale".

"Sorprende poi che tale proposta venga considerata un “compromesso” tra le posizioni padronali e quelle sindacali. Speriamo che le organizzazioni sindacali, almeno quelle ancora degne di tal nome, abbiano una reazione forte rispetto a questa scellerata e inaccettabile proposta".
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