POLITICA
"Il sì all'iniziativa Fonio lo dimostra, diritto superiore e accordo sulla libera circolazione sono stati usati come un feticcio"
Il voto sul blocco dei permessi di fronte a contratti non regolari è stato una sorta di antipasto della battaglia su Prima i nostri. Chiesa: "L'inganno è stato svelato. Ora mi auguro sia votata anche una misura a favore dei residenti, perché questa norma tutela i frontalieri"
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24 GENNAIO 2018
BELLINZONA – L’iniziativa approvata l’altro giorno dal Parlamento, e promossa da Giorgio Fonio del PPD assieme ai colleghi di partito Maurizio Agustoni e Luca Pagani, ha suscitato un vespaio di polemiche. I liberali in aula si erano battuti per farla bocciare, e il mondo economico, con Modenini e Albertoni, si è scagliato contro il blocco dei permessi in caso di contratto irregolare, invocando il diritto superiore.

La battaglia è l’antipasto di quanto probabilmente accadrà con Prima i nostri: nella prossima sessione di Gran Consiglio sarà il tema caldo, e si prospettano duri scontri su un’iniziativa e sulle proposte della speciale Commissione. L’iniziativa Fonio, come è stata chiamata, era un banco di prova. Se si è deciso che il Cantone può decidere in merito ai permessi, si è creato un precedente.

In casa UDC ne sono pienamente consapevoli. Il presidente Piero Marchesi scrive “bravi Parlamentari per aver approvato una misura anti dumping sostenuta anche dall’UDC. Questa decisione ha dimostrato che la gestione dei permessi è anche di competenza cantonale, di conseguenza Prima i Nostri è applicabile. Confidiamo nel sostegno delle stesse forze politiche anche al momento del voto su Prima i Nostri”.

Anche il Consigliere Nazionale Marco Chiesa ha detto la sua. È felice per l’approvazione, non tanto perché la misura gli piace (a suo avviso, favorisce solamente i frontalieri dato che si parla di permessi di lavoro per loro), ma per il fatto che votare contro il principio di Prima i nostri vuol dire contraddirsi.

“Sono molto soddisfatto della decisione del Gran Consiglio relativamente all'iniziativa Fonio. Ogni permesso di lavoro per stranieri sarà sistematicamente controllato, e se non rispecchierà le regole dei contratti collettivi o dei contratti normali, all'autorità cantonale non sarà permesso rilasciarlo. Certo questa norma migliora la tutela del lavoratore straniero, coerentemente con l'impegno dei sindacati, e non favorisce il lavoratore residente, ma ha quanto meno il pregio di mettere fine alle lunghe discussioni sul diritto superiore e sulla preminenza dell'accordo sulla libera circolazione. Diritto superiore e accordo sulla libera circolazione che sono stati usati come un feticcio per troppo tempo, da parte di coloro che dallo stato attuale delle cose ci guadagnano, per far credere alla gente che nell'ambito dei permessi di lavoro il Cantone non possa far nulla. Che non ci sia alcuno spazio di manovra”, ha affermato.

“L'inganno è stato svelato. Mentiva chi diceva che l'autorità politica non può prendersi questa responsabilità. Il Gran Consiglio se vuole, può! Ora mi auguro sia votata anche una misura in favore dei lavoratori ticinesi, quella della preferenza indigena che inoltre, è bene ricordarlo, è contenuta sia nella Costituzione svizzera che nella Costituzione ticinese. Se così non fosse, sarebbe un brutto colpo per questo Cantone doversi arrendere all'evidenza che i lavoratori stranieri sono meglio tutelati di quelli residenti. E che si applichano due pesi e due misure. Sempre a svantaggio dei nostri”, ha terminato.

Su Prima i nostri sarà scontro epocale: si scaldano i motori.

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