POLITICA
Salario minimo, in Parlamento nella prossima legislatura! Delcò Petralli: "Vergogna!"
Oggi PS, Verdi e PC si sono trovati uniti per lanciare un forte messaggio a favore del voto: "Siamo pronti anche al referendum". Oggi però la maggioranza della Commissione della gestione...
Un tozzo di pane: l'immagine scelta dai tre partiti

BELLINZONA – Quella del salario minimo è la storia infinita. L’iniziativa dei Verdi fu lanciata nel 2013, si votò nel 2015, ora la la maggioranza della Commissione della gestione ha deciso di non decidere il salario minimo legale. Ovvero, non si voterà in marzo, ma nella prossima legislatura.

“Delusa, amareggiata da questa maggioranza. Vergogna! Volete proporre un salario assolutamente indignitoso? Abbiate il coraggio di andare in Parlamento e di affrontare il referendum, che sicuramente lanceremo”, tuona Michela Delcò Petralli, dei Verdi.

Oggi intanto si è visto un raro esempio di unione a sinistra, con Verdi, PS e PC in un’unica conferenza stampa sul tema.
“Davvero vogliamo lanciare il segnale al paese che rimanere al beneficio di prestazioni sociali sia più conveniente che lavorare?
Davvero vogliamo finanziare indirettamente i costi di aziende che non pagano adeguatamente i loro dipendenti andando a coprire i costi delle prestazioni versate a chi è escluso dal mercato del lavoro?”, si chiedono i tre partiti, pronti a lottare per la differenza, comunque importante, di 500 franchi mensili.

Nemmeno a farlo apposta, Michela Delcò Petralli ha ribadito quanto è importante e urgente andare al voto. In diversi cantoni si vuole legiferare sui salari minimi, anche su cifre maggiori rispetto a quelle di cui si parla in Ticino: segno per gli iniziativisti di stare andando nella direzione corretta.

“Il salario minimo è uno strumento di lotta alla povertà fondamentale in un cantone che oggi si trova nettamente messo peggio rispetto alle altre regioni della Svizzera”, ha detto il socialista Ivo Durisch, convinto che per riportare il Ticino più o meno vicino al resto del Paese non si possa prescindere da questa misura.

Per i comunisti, Massimiliano Ay si è definito convinto che inserire un minimo non favorirebbe affatto i frontalieri, “anzi la realtà dimostra che proprio la mancanza di regole a livello di salario minimo ha favorito un meccanismo di sostituzione della manodopera”. Ma non basta quello: ci vorranno delle misura accompagnatorie di protezione dei lavoratori.

Infine i numeri, elencati da Ronnie David. Se a Neuchâtel si parla di un minimo di 3'866 franchi lordi al mese (21,50 all’ora), in Ticino viene proposto un salario di 3'372: “lo Stato sarebbe chiamato a finanziare indirettamente le aziende che sottopagano i lavoratori, creando una concorrenza sleale. Ma non solo, con il salario proposto dal governo diventa più favorevole rimanere a beneficio di prestazioni assistenziali anziché lavorare. Si tratta quindi di un gran brutto segnale in particolare verso le nuove generazioni”.
I tre partiti sono pronti a tornare a sottoporre la questione al popolo, “per verificare se gli elettori ticinesi ritengono anch’essi corretto corrispondere un salario minimo accettabile alla popolazione residente o se intendono continuare a pagare le esternalizzazione dei costi di aziende a salari lombardi”.

Intanto al voto in aula si andrà nella prossima legislatura…

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