SANITà
Un boom d'affetto per il Cardiocentro. "Temiamo un approccio troppo statalista". Il comitato preoccupato per l'autonomia, anche negli investimenti
Sono già circa 1'200 le persone che hanno voluto aderire a "Grazie Cardiocentro". Il coordinatore: "ricordo gli inizi, in pochi credevano nelle capacità di Moccetti e dell'ospedale di arrivare ad avere successo. E sono stati smentiti". Nessuno contesta il contratto, però "servono formule che non sminuiscano la capacità interna"
SANITÀ

Politici e imprenditori, destra e sinistra. "Grazie Cardiocentro", tutti uniti e preoccupati per il futuro, da Chiesa a Cattaneo, da Mantegazza a Borradori, da Arma a Colombo

26 MARZO 2018
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Politici e imprenditori, destra e sinistra. "Grazie Cardiocentro", tutti uniti e preoccupati per il futuro, da Chiesa a Cattaneo, da Mantegazza a Borradori, da Arma a Colombo

26 MARZO 2018
LUGANO – Un boom di adesioni: il Cardiocentro è al centro (e non è un gioco di parole) dell’attenzione, ed anche dell’affetto, di molti. Dalla sua costituzione si da che, scaduti i 20 anni, l’ospedale del cuore dovrà divenire parte dell’EOC, però in molti sono preoccupati, pur non volendo cambiare i contratti già siglati.

Il comitato “Grazie Cardiocentro”, di cui fanno parte politici di destra e di sinistra, rappresentati a Berna, a Bellinzona e nei comuni, imprenditori ed anche pazienti, ha riscosso un successo incredibile. La pagina Facebook cresce a vista d’occhio, e 1'200 persone hanno contattato il coordinatore Edo Bobbià per aderire. Ma come mai un successo così grande? Forse si può spiegare coi numeri: l’anno scorso a farsi curare sono andati a Lugano 3'000 pazienti, 10'500 ambulatoriamente.

“Il Cardiocentro non è paragonabile a nessun altro ospedale, e la grande adesione lo dimostra”, ha detto a La Regione Bobbià. Che era in Gran Consiglio quando è stato sottoscritto l’accordo di passaggio sotto l’EOC. “Nessuno credeva nel dottor Tiziano Moccetti, tanto meno nelle capacità del Cardiocentro di arrivare ad avere successo. Sono stati tutti smentiti”.

E nessuno, appunto, vuole non rispettare i contratti. Ma bisogna “prevedere un’integrazione, una possibilità di trovare delle formule che non sminuiscano questa capacità interna, rispetto a un appiattimento che di solito è conseguente all’ente pubblico”. Si tema che il centro venga “imbrigliato in strutture e l’organizzazione gestita non dalla curiosità scientifica ma da altri parametri. Vorremmo che si evitasse un approccio verticista, noi temiamo l’approccio un po’ statalista che potrebbe nascondere qualche insidia per il futuro”.

Si chiede libertà, dunque, anche negli investimenti. Bobbià spiega che il Cardiocentro dà una sicurezza anche psicologica ai pazienti. Tutti motivi che possono spiegare un’adesione così massiccia? Si è di fronte a  un fiume di affetto per l’ospedale del cuore!

Si può, ricordiamo, aderire al comitato inviando un’email all’indirizzo 

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