CRONACA
Bosia: "Mi hanno dato della cagna e della tr--ia. Ho avuto delle ripercussioni. E il Gran Consiglio è staccato dalla realtà"
L'ex deputata nel corso del processo d'appello racconta le conseguenze degli attacchi e delle minacce di questi anni. "In aula a Bellinzona si spendono ore per ratificare decisioni già prese, non faceva per me"

LOCARNO – È un processo che coinvolge anche il lato umano e quello dei sentimenti, quello d’appello a carico di Lisa Bosia. Non potrebbe essere altrimenti, dato il tema, ovvero l’aver aiutato dei migranti a entrare illegalmente in Svizzera.

L’ex deputata non ha voluto la proceduta scritta per poter essere sentita. E si è commossa e emozionata, raccontando che non riesce a partecipare a manifestazioni di massa alla sera, per timore di ripercussioni. Gli insulti, anche pesanti, ricevuti in questi anni, “gli ultimi due settimane fa”, l’hanno segnata. “Ho ricevuto minacce, insulti. Sui social e via posta. Mi hanno dato della "cagna", della "tr--a", mi hanno scritto che "mi avrebbero sparato a vista", ha raccontato.

Ai tempi era gran consigliera, poi non si è più ricandidata. E attacca: “L'esperienza in Gran Consiglio per me è stata frustrante. Le cose di cui si discute hanno spesso poca attinenza con la vita concreta delle persone. Si spendono ore per ratificare decisioni già prese. Ho capito sin dal primo giorno che quello non era un posto per me”.

I migranti che vedeva a Como non potevano essere aiutati in altri modi, spiega. Chi poteva ricevere asilo in Svizzera è stato supportato nella richiesta, per gli altri non vedeva altra soluzione. Il campo non era organizzato, aggiunge. E ha visto storie terribili, da qualcuno che aveva tentato di impiccarsi ad aver subito torture e stupri.

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