ECONOMIA
Da poche ore mal pagate al sogno maternità. "Poi mi hanno lasciata a casa e sono finita in assistenza"
La storia di una trentenne, lasciata anche dal fidanzato quando ha saputo di essere incinta, viene dal sito ilmancino.ch. "Trovare un lavoro, anche con la formazione, è difficile. Prendono chi ha cognomi più importanti del mio"

BELLINZONA – La riporta il sito ilmancino.ch, di chiara ispirazione a sinistra, ma la storia contiene certamente un concentrato di problemi sul mondo del lavoro: il precariato, gli stage infiniti nonostante un buon curriculum di studi, la disoccupazione, l’assistenza, il perdere il posto a causa di una gravidanza.

La donna, una trentenne di nome Chiara, scrive alla redazione del sito. Prendiamo la missiva per autentica, ovviamente. Ecco alcuni passaggi significativi del lungo e accorato racconto della giovane.
“Avevo un posto di lavoro precario, pagato male, pianificato a ore che però esigeva molta disponibilità e flessibilità. Un lavoro con cui non ricavavo nemmeno un salario sufficiente per vivere senza gli aiuti sociali, perché le ore di lavoro non erano abbastanza. Un lavoro a cui mi sono aggrappata perché era l’unico che sono riuscita a trovare dopo più programmi di formazione e stages al termine dei quali non sono mai stata assunta malgrado mille promesse; ma che dopo di me, sono stati occupati da altri stagisti. E poi, dopo di loro, da altri ancora”: uno dei problemi, quello dell’assunzione di stagisti. Chi non l’ha provato, soprattutto da giovani?

“Avevo questo lavoro. Poi sono rimasta incinta. Non vivevo col mio ragazzo, con cui stavo da tre anni, perché non guadagnavo abbastanza: pur lavorando, a causa del mio misero salario, ricevevo degli aiuti sociali e sarei stata costretta a dipendere da lui. E anche per la sua situazione, essere obbligato a prendersi carico di me, sarebbe stato complicato; sarebbe stato un peso”, prosegue. Il fidanzato la lascia, un’altra pagina triste, ma che poco ha a che fare col tema della lettera, ovvero il mercato del lavoro.

Ma i guai non sono finiti. Decide di tenere il bambino, sogna di diventare mamma da anni. “Malgrado la situazione, ho continuato a lavorare impegnandomi al massimo per ottenere più ore e cercare di migliorare il mio salario. La gravidanza si è notata molto presto. Allora ho informato onestamente il mio datore di lavoro. Mi sentivo in forma, con energia. In apparenza la notizia non è stata accolta male, ma poi le ore pianificate sono diminuite drasticamente finché mi è stato detto che non avrei più avuto lavoro e sono stata lasciata a casa. Ma io potevo lavorare perfettamente! Non ho mai lontanamente messo in discussione le ore di lavoro, anzi. Anche se poche, in tarda serata; anche se a notte inoltrata. Anche se pagate male”.

La disoccupazione? Era già stata iscritta, aveva fatto degli stages ed aveva esaurito il diritto alle indennità. “Sono stata costretta a chiedere l’assistenza sociale. E non mi si dica che in assistenza ci finiscono solo stranieri, migranti o naturalizzati perché questa è una situazione che vivono anche svizzeri figli di svizzeri, come me. In più il colore del passaporto, non cambia la situazione”.

E il futuro? “Trovare lavoro in Ticino, anche se con una formazione e un diploma, è difficilissimo, affaticante. Si trovano stages non pagati o che se sono pagati non permettono nemmeno di arrivare alla metà del mese, figuriamoci alla fine. Durante gli studi, ho sempre avuto dei lavori che con le borse di studio mi permettevano di mantenermi. Eppure, per più posti di lavoro a cui mi sono candidata sono state assunte persone senza nessuna esperienza lavorativa, ma che hanno un cognome più importante del mio. Anche se non si trova lavoro, bisogna pagare premi di cassa malati e affitti carissimi, fare la spesa, pagare le fatture perché bisogna pur vivere, o cercare di sopravvivere”.

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