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Bugie, dichiarazioni e affermazioni a posteriori, neppure spontanee, per giustificare l'ingiustificabile: non c'era emergenza e non era una questione di prezzi. La verità di Bertoli su Argo 1
Secondo il rapporto del perito, pubblicato dal Corriere del Ticino, la Rainbow, che si occupava della sicurezza dei centri prima, era perfettamente in grado di gestirli: la sua inadeguatezza fu inventata a posteriori. Le fu chiesta anche un'altra offerta. E per quanto riguarda i controlli e i pagamenti...
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BELLINZONA – Il rapporto del perito Marco Bertoli sul caso Argo 1 è a dire poco esplosivo. Non vi è traccia di corruzione, se si vuol guardare il lato positivo, anche se l’infedeltà giuridica potrebbe starci, ma l’ex pg è convinto che l’emergenza e l’inadeguatezza della precedente ditta che si occupava della sicurezza, la Rainbow, siano stati “inventati” a posteriori.

A svelare il contenuto delle 18 pagine di rapporto è il Corriere del Ticino. La prima offerta di Argo 1, presentata spontaneamente da Marco Sansonetti, arriva il 13 dicembre 2013, e parla di 35 franchi all’ora. Alla Sottocomissione che indagava, l’ex capoufficio del DASF, ora prensionato, Renato Scheurer, “un plico corposo, in affrancatura unica, dove le prime due pagine fronte-retro portano un’offerta (recte proposta) di OtenyS datata 24 luglio 2014 riferita al centro di Lumino e recante il costo di 35 franchi. La terza pagina del plico reca data 23 dicembre 2013 (con un appunto manoscritto “proposta del 2013”) e riferisce solo di una possibile messa in opera dal 1. gennaio 2014, senza indicazione di prezzi o località interessata”, secondo quanto scrive Bertoli, che prosegue: “Scheurer ha volutamente lasciato intendere alla Sottocommissione che sin dal dicembre 2013 aveva un’offerta per 35 franchi? E perché mai allora avrebbe chiesto a Rainbow una riduzione da 48 a “solo” 43 franchi – del resto accettato da Rainbow stessa – già sapendo dei 35 franchi di Argo 1? E perché mai specifica che nel dicembre 2013 vi fu un’offerta verbale e poi produce “aggraffata” solo l’ultima pagina con quella data?”.

Tra l’altro, alla Rainbow, nel 2014 (siamo a luglio) era stato chiesto di ridurre i prezzi, sino ad arrivare a 40 franchi all’ora: perché, se c’era gié un’offerta di 35? I funzionari diranno di ritenere l’agenzia inadeguata, ma dunque non si spiega perché le era stata chiesta un’altra offerta. Scheurer , quando essa era pronta a prendere in mano la sicurezza anche a Lumino, inserisce nel quadro Argo 1. Marco Sansonetti prima lavorava presso Rainbow, ma nessuno si preoccupa di sapere il motivo dell’addio e se egli era a conoscenza del fatto che Rainbow stava cercando di abbassare, su richiesta, i prezzi.

In ogni caso, non vi era nessuna emergenza, sostiene il perito, poiché Rainbow non aveva mai creato problemi, e nessuno di coloro che ne sosteneva l’inadeguatezza ha mai saputo produrre documenti che la certificassero. Invece, per quanto concerne Argo, sin dai primi giorni qualcosa non va. “Già i primi due giorni di lavoro, il 29 e il 30 luglio 2014, sono ravvisate dalla Polizia cantonale infrazioni alla normativa Lapis commesse al Centro di Lumino, poi sfociate nel decreto d’accusa a carico dell’allora responsabile amministrativo Della Santa”, di cui sono informati Scheurer e Claudio Blotti, l’ex capo della Divisione dell’azione sociale e delle famiglie. Oltretutto, pare che venissero impiegati sempre gli stessi agenti, dunque che non ve ne fossero a sufficienza, ma Scheurer non se ne cura e assegna il mandato ad Argo 1. Beltraminelli dirà di non aver mai ricevuto proteste o segnali che qualcosa non andasse.

Dunque, secondo Bertoli, in realtà non vi era nessuna emergenza, in quanto Rainbow era in grado di gestire i centri, ed anche l’offerta economica non era più vantaggiosa. Non si sa, quindi, come mai si scelse di incaricare Argo 1.

E i famosi controlli a sorpresa, di cui tanto si parlò? Secondo molti, fra cui un ex dipendente Argo, erano prestabiliti. Nessuno in realtà li aveva richiesti, né essi erano previsti dalla legge. A testimoniare che venivano effettuati sono nove collaboratori del DSS, che fanno pervenire le dichiarazioni al Controllo Cantonale delle Finanze proprio mentre eso sta terminando le sue verifiche, nel 2017. Frasi quasi tutte simili, tutte scritte il 28 marzo 2017, ovvero una quindicina di giorni dopo il discorso fiume di Beltraminelli al Gran Consiglio, che non ne parlò assolutamente. Si è poi scoperto che in realtà non erano dichiarazioni spontanee bensì chieste dalla capo servizio, che voleva che si certificasse che ci si recava regolarmente ai centri e che erano sempre presenti due agenti.

La funzionaria del DFE incaricata di pagare i conti aveva chiesto a Scheurer notizie “in qualche modo le carenze formali e di essersi accontentata del suo, sia concesso “mena via”. Scheuer per contro dirà che nessuno gli ha mai chiesto di mostrare la risoluzione governativa, ovviamente assente, da chi doveva pagare, mossa utile per spostare la responsabilità.

Infine, tramite una persona assunta su suggerimento di Scheurer: figurava come collaboratore di Argo 1, e sentì Sansonetti dire che auspicava la riconferma di Scheurer stesso. Sarebbe stato allontanato al momento dello scoppio del caso, e a trovargli un nuovo posto di lavoro sarebbe stato Renato Bernasconi, attuale capodivisione. Gli agenti, ha asserito, si lamentavano di Sansonetti.

Insomma, gli spunti di riflessione non mancano. La storia appare quella di un raggiro clamoroso, ai danni della popolazione, della Rainbow, del DFE, per favorire Argo 1, comprese le dichiarazioni di controlli rese a posteriori. Ma perché?

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