POLITICA
L'UE dice no all'equivalenza borsistica. Chiesa, "una ritorsione"
A quanto pare per il vicepresidente della Commissione europea i negoziati sull'accordo quadro non hanno fatto sufficienti progressi. Il democentrista interroga per sapere se è vero e che misure vuole prendere la Svizzera

BERNA – Un nuovo stallo. Il vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrovski ha scritto all'eurodeputato tedesco Markus Ferber, vicepresidente della commissione parlamentare degli affari economici e monetari, dicendo che i negoziati fra Svizzera e UE sull’accordo quadro non sono proseguiti a sufficienza per prolungare il riconoscimento dell'equivalenza borsistica elvetica.

Una doccia fredda per Berna, dato che Maurer si era detto convinto poco tempo fa che l’equivalenza sarebbe stata concessa ancora per un anno. Altrimenti, la Svizzera avrebbe preso misure, anche se secondo la NZZ am Sonntag il mercato borsistico sopravviverebbe comunque. 

L’UDC ticinese con Marco Chiesa ha inviato un’interrogazione urgente. “L’eventuale rifiuto del riconoscimento dell'equivalenza da parte delle autorità europee alla Borsa svizzera non porta evidentemente sulla compatibilità delle norme e dei regolamenti. Si tratta a tutti gli effetti di un'inaccettabile misura di ritorsione nei confronti del nostro Paese per la lentezza dei negoziati nell'ambito dell'accordo istituzionale tra la Confederazione elvetica e l'UE”, si legge.

E vuol sapere:

“• Corrisponde al vero che il Vicepresidente della Commissione europea ha confermato per iscritto che il riconoscimento dell'equivalenza della borsa elvetica non dev'essere prorogato oltre il mese di dicembre 2018?

• il CF è ancora fiducioso in una soluzione di questa vertenza?

• il CF è pronto ad affrontare l’eventuale sospensione del riconoscimento dell’equivalenza della Borsa Svizzera dal 1° gennaio 2019?

• il CF ha preparato delle contromisure per fronteggiare una tale decisione arbitraria da parte della Commissione europea? Ed è pronto a metterle in atto?”.

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