POLITICA
Cassis: "Non ho mentito, vi spiego l'equivoco. E se non firmiamo l'accordo quadro..."
Il Consigliere Federale parla della bozza di accordo. "L'80% delle nostre richieste sono state accolte. Aspettare due anni? Non penso che l'UE sarà più accomodante. E potrebbe fare ritorsioni in caso di no"

BERNA – Nessuno ha mentito, si è trattato solo di un equivoco, non ci si è capiti bene. È quello che afferma il Consigliere Federale Ignazio Cassis alla NZZ. “La bozza di contratto dell’accordo quadro corrisponde all'ottanta per cento a ciò che volevamo. Non potevamo e non eravamo d'accordo con le linee rosse, dove non sono stati fatti passi avanti. Per quanto riguarda la direttiva sulla cittadinanza dell'Unione, l'UE propone di non menzionarla. Nelle misure di accompagnamento, l'UE presume che la protezione dei lavoratori in Svizzera continui ad essere garantita adottando le sue direttive”. 

E il fatto che Hahn, commissario europeo, abbia detto che c’era un pieno accordo? “È un equivoco. Non c'è differenza tra le nostre affermazioni. Si tratta della giusta comprensione delle parole. La negoziazione è un atto tecnico legale, i nostri negoziatori non hanno negoziato con l'UE sulle misure di accompagnamento e sula direttiva sulla cittadinanza dell'Unione. Quindi non vi è alcun risultato di una negoziazione su questi temi. Certo, ho avuto diverse discussioni politiche con il signor Hahn in diverse occasioni, ma non si trattava di negoziati”.

Chiarito l’equivoco che tanto ha fatto arrabbiare la Lega, avverte: “Ora siamo di fronte al bivio di un futuro con o senza un accordo quadro. In ogni caso, l'UE continuerà a fare pressioni affinché adottiamo la direttiva (si riferisce a quella sulla cittadinanza, che la Svizzera rifiuta, ndr). E continueremo a dire di no. Senza un accordo, tuttavia, Bruxelles adotterà misure di ritorsione che possono essere gravi, come nella ricerca. Il vantaggio dell’accordo è che crea un quadro legale se non adottiamo la direttiva. Se l'UE intraprende azioni correttive, esse devono essere proporzionate”. 

Ritiene che l’UDC non voglia neppure parlare dell’accordo, ma è fiducioso che le misure di accompagnamento per ridurre il dumping possano essere invece accettate dall’UE. E il fatto che un partito sia contrario a prescindere, cosa risaputa da Hahn, crea a suo dire disappunto. Si augura comunque che vi sia una maturazione nel Consiglio Federale ed è orgoglioso di essere riuscito a porre il testo in consultazione. 

“Senza un accordo quadro, ci sarà un processo di erosione tra noi e l’UE. Le aziende lasceranno probabilmente la Svizzera perché devono aspettarsi maggiori ostacoli e prezzi nelle esportazioni”, avverte. Ora non si può tornare indietro sui negoziati, salvo ricominciare da capo, con esito incerto. “Ho promesso un accordo entro un anno dalla mia elezione. E così è stato. Ma la Svizzera sta giocando a un gioco pericoloso”. Ovvero? “Se non firmiamo adesso, rischiamo di trovarci con un accordo peggiore fra un paio d’anni. Nella situazione attuale, non ci si può aspettare che l'UE si schieri più favorevole a ciò che chiede la Svizzera tra due anni. A causa della Brexit, l'Unione deve mostrare chiaramente agli Stati membri cosa significa uscirne, come la Svizzera, non essere un membro. Bruxelles non può permettersi di essere più accomodante, altrimenti un paese dell'UE dopo l'altro inizierà ad agire da solo”.

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