POLITICA
"La neutralità svizzera perduta, il rischio di fare come con Hitler". Il Corsera legge la situazione di Berna
In un articolo si afferma come il nostro Paese, con le decisioni di oggi, abbia detto di fatto addio al suo ruolo neutrale. E insiste su come sia stata chiusa una falla che poteva permettere alla Russia di servirsi della Svizzera per i pagamenti

ROMA - La Svizzera non è di fatto più una nazione neutrale? A sostenerlo è il Corriere della Sera, che commenta la posizione assunta dal nostro Paese (comunicata ufficialmente poco fa ma nell'aria da qualche ora), tornando con la mente alla Seconda Guerra mondiale e ai rapporti con Hitler. E sottolineando come ora si copre una possibile falla nel sistema volto a penalizzare la Russia a livello bancario.

Cosa ha deciso oggi la Svizzera

La Svizzera è sempre stata chiara: neutralità non significa indipendenza e sin dall'inizio del conflitto Cassis aveva usato toni duri contro la Russia (leggi qui). Se però dapprima si voleva fare in modo che su territorio elvetico non si potessero aggirare le sanzioni, applicando una ordinanza ad hoc, ora si è deciso di applicare le sanzioni europee, con divieto di ingresso per Putin e politici a lui vicini, sanzioni finanziarie che vanno di pari passo con quelle europee e chiusura dello spazio aereo. 

In ogni caso, la Svizzera offre ancora i suoi buoni uffici per "contribuire attivamente alla risoluzione del conflitto" (leggi qui). 

Il Corsera: "Il rischio della black lista era di reputazione e giuridico"

Il Corriere della Sera analizza la situazione elvetica, affermando che "Berna rompe la sua tradizionale neutralità di fronte alle guerre".

L'articolo, a firma di Claudio Del Frate, prosegue: "Dall'altro copre una «falla» che avrebbe potuto aprirsi nella morsa finanziaria che l'Occidente ha deciso di stringere attorno a Mosca". Ovvero, si riferisce a una problematica già citata da un nostro articolo questa mattina (leggi qui). Diceva infatti Claudia Segre, esperta di economia e mercati internazionali e presidente della Global Thinking Foundation, che organizza e sponsorizza progetti di educazione finanziaria in Italia, Europa e USA: "Per esempio, potrebbe rivolgersi a banche terze: in pratica istituti che fanno da intermediari, che possono usare lo SWIFT e di fatto triangolerebbero tra quelle russe e quelle dei clienti occidentali. Si tratta per lo più di soggetti svizzeri, ma chi dovesse accettare questo escamotage di fatto volterebbe le spalle alle sanzioni fortemente volute dagli USA".

Infatti, continua il Corsera, "il governo si era limitato a formulare una «black list comprendente circa 300 cittadini russi e 4 banche» a cui aveva imposto il divieto di intrattenere rapporti d'affari. In teoria, dunque i numerosi oligarchi e milionari russi che hanno conti nelle banche elvetiche avrebbero potuto continuare ad operare".

Andando così incontro a un rischio a livello sia giuridico che di reputazione, sostiene il giornalista. "Le banche che avessero mantenuto un rapporto disinvolto con interlocutori russi sarebbero potute andare incontro a citazioni in giudizio ma soprattutto essere considerate fiancheggiatrici indirette del regime di Putin. Rischiava insomma di riprodursi una situazione simile a quella della Seconda Guerra Mondiale quando la Svizzera continuò a intrattenere rapporti economici con la Germania di Hitler".

 

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