CRONACA
Sicurezza negli stadi, e i costi? "Adesso negli ultimi anni la collettività ha speso 3 milioni, i club mezzo milione annuo", spiega Gobbi. Le nuove tecnologie costerebbero almeno un milione
Sono cifre probabilmente difficilmente sostenibili per i club. Un esperto di sicurezza internazionale intanto boccia il riconoscimento facciale, "ipotizziamo un afflusso di 8mila persone: per entrare ci vorrebbe un'ora e 28 minuti. Se fosse la soluzione, l'avremmo già vista in altri paesi"
CRONACA

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BELLINZONA – “No, non è una soluzione”. Anzi,  “se lo fosse stata l’avremmo vista svilupparsi in Paesi come l’Inghilterra, dove gli atti di "hooliganismo" erano estesi. Per me questo tipo d’installazione, non farà altro che rinforzare quello che sta già avvenendo, gli atti di violenza sono all’esterno dello stadio o in transito da e per lo stadio".

A parlare al Caffè è Luca Tenzi, esperto di sicurezza per le organizzazioni internazionali, in merito all’idea di Norman Gobbi di inserire il riconoscimento facciale, da abbinare con la presentazione di un documento.

“Nel mio ruolo, non posso correre il rischio di lasciare senza protezione il territorio per porre rimedio ai problemi che si verificano durante gli incontri non considerati a rischio. I dispositivi imponenti sono infatti adottati soltanto per gli eventi giudicati ad alto rischio. La Polizia cantonale deve comunque garantire la sicurezza ed è quindi necessario rivedere costantemente il modo di proporsi, scegliendo misure che hanno già dimostrato la loro efficacia in contesti analoghi per l’effetto dissuasivo e per l’identificazione dei colpevoli. Tra queste, sicuramente l’abbinamento di un documento a un biglietto d’entrata e il riconoscimento facciale possono rivelarsi particolarmente utili”, insiste lui sul Mattino.

Un punto a sfavore verso le sue proposte sono stati i costi, che difficilmente le squadre ticinesi (soprattutto quelle di calcio) potrebbero permettersi. “l fenomeno della violenza costa alla collettività ogni stagione delle cifre consistenti: rilevo che gli interventi di polizia sono soltanto in parte a carico dei club sulla base del concordato sulle misure contro la violenza in occasione di manifestazioni sportive. Per il resto i costi, negli ultimi anni di poco inferiori ai tre milioni di franchi, sono totalmente a carico dei contribuenti”, spiega Gobbi. “La sicurezza privata è invece a carico dei club, così come le multe delle Federazioni inflitte per comportamenti inaccettabili, che non hanno nulla a che vedere con la passione per la propria squadra. I soldi che i club devono spendere per la sicurezza, indicativamente attorno al mezzo milione di franchi all’anno, mancano nelle loro casse in particolare per il rafforzamento della squadra e per lo sviluppo del settore giovanili”. Cifre comunque importanti per società per cui la sopravvivenza non è sempre evidente.

Tornando a Tenzi, oltre che costosa la misura aumenterebbe di molto il tempo di attesa prima di poter entrare negli impianti. "Il processo di verifica richiede dai 15 ai 30 secondi; implica un ritmo di passaggio di circa 2 o 3 persone al minuto. È facile fare due calcoli per procedere a riempire, ad esempio, piste con 8.000 persone e 6 punti di accesso, diciamo con 5 linee ciascuno. Io ho stimato un’ora e 28 minuti".

E i costi? Appunto, alti: 30mila franchi per linea. "Possiamo stimare circa 1 milione, più l’importo per l’installazione, il 30% del prezzo della tecnologia. Le tariffe di manutenzione si possono stimare in circa un 10% annuo”.

Inoltre, a suo avviso ci sarebbero alcune difficoltà, sia il fatto che il passaporto biometrico, che servirebbe per consentire il riconoscimento, non è obbligatorio in Svizzera, oltre al fatto che la protezione dei dati (di cui si fa un gran parlare in questo periodo…) rappresenterebbe una sfida a livello giuridico. 

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