CRONACA
Grampa: "Don Cansani un uomo fragile e non privo di tormento". E cita il Vangelo
Commentando il racconto degli abusi subiti da una bambina, spiega come "i fatti ai tempi venivano tenuti segreti e non era facile dimostrare la solidarietà e la vicinanza alle vittime viste oggi da parte della Chiesa"

LUGANO - Ha pagato per ciò che ha fatto ed è stato riconosciuto come una persona fragile e  non priva di tormento. Il Vescovo emerito di Lugano, Monsignor Grampa, ha commentato sul Corriere del Ticino la vicenda relativa agli abusi di un prete, di cui il quotidiano ha subito fatto il nome, ai danni di una bimba, raccontati dal giornale.

Una donna ticinese si era infatti riconosciuta in uno dei casi citati dall'ormai celeberrimo studio di Zurigo che aveva rivelato moltissimi episodi di abusi all'interno della Chiesa Svizzera. Don Luigi Cansani aveva ripetutamente abusato di lei mentre assisteva alle lezioni di piano che impartiva al fratello. Un giorno, dovevo avere all’incirca 7-8 anni, ci mandarono da un prete-musicista che dava lezioni private in una struttura cattolica poco lontana (…) Andavamo da soli in questo edificio (…) Mio fratello si metteva al piano, il 'maestro' si sedeva accanto a lui. lo stavo in piedi accanto al 'maestro', a guardare. Dovevo stare in piedi ad ascoltare mentre il 'maestro' mi violentava con la sua mano sotto la gonna. Ho il ricordo molto nitido del dolore fisico, e la coscienza che mi stava accadendo qualcosa di tremendo. A lezione finita, nel piccolo corridoio il 'maestro' mi guardava beffardo, come per dirmi 'se parli, vedrai', strusciandosi contro di me per lunghi istanti. Infine, ci congedava”, sono state le sue amare parole (leggi qui), al ricordo di qualcosa che credeva sepolto nel suo passato e che invece è ancora lì, presente nel suo cuore.

Don Cansani venne arrestato e poi rilasciato, proseguì la sua attività solo nell'ambito dell'insegnamento di musica, ma mai con bambini o persone fragili e sempre controllato da qualcuno. Di lui parla Monsignor Grampa: "Pagò per quello che fece, venne ricoverato in un istituto psichiatrico dopo che una perizia aveva appurato «uno stato di scemata responsabilità» e il celebrante del funerale lo aveva riconosciuto «fragile e non privo di tormento»", scrive, dicendo di aver letto con amarezza quanto emerso.

"Allora questi fatti venivano tenuti segreti per cui non era facile dimostrare solidarietà alle vittime, solidarietà e vicinanza che la Chiesa di oggi ha invece dimostrato", aggiunge.

E cita un celebre passo del Vangelo, la parabola del figliol prodigo. In sostanza, un uomo divise tutto tra i due figli, il maggiore gli rimase a fianco, il minore partì e visse sperperando le ricchezze ricevute, per poi ritornare povero e senza risorse. A quel punto, disse al padre di non sentirsi più degno di essere considerato suo figlio. Il papà non lo ascoltò, lo vestì con gli abiti migliori e uccise un vitello per sfamarlo, felice che fosse tornato. E alle obiezioni del fratello rispose: "Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato".

Grampa attualizza la vicenda inserendola nel caso del prete condannato per abusi, tornando al suo funerale. "Il Vescovo celebrante doveva comportarsi come il fratello maggiore della parabola o come il Padre Misericordioso? Certo è difficile comporre il Vangelo con la vita, ma se si fosse un poco più prudenti nel formulare giudizi o nel dare consigli, si affronterebbero con maggiore equilibrio e giustizia anche i casi più gravi e delicati. Comunque è certo: il Signore non vuole la morte del peccatore, ma che si converta e viva".

Insomma, il suo appare un invito a giudicare spinti meno dall'emotività bensì con più equilibrio, e al perdono.

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