POLITICA
Continuano le cannonate. Modenini, "Righini, mai una parola a favore degli imprenditori onesti. E il popolo bocciò un salario più basso". Il PS, "alzate un polverone per ritardare i tempi"
Prosegue il botta e risposta sui salari minimi. "Bisogna lavorare sui costi della vita, non è che se raddoppia la cassa malati raddoppiano gli stipendi". I socialisti, "è necessario estirpare le sacche di illegalità: AITI, proponi soluzioni"
POLITICA

Igor Righini: "Dopo la sentenza su Neuchâtel avanti anche in Ticino col salario minimo di almeno 3'750 franchi al mese. Senza più tergiversare!"

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POLITICA

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Interviene Modenini, "se sarà salario minimo unico, che sia tra 3'000 e 3'500 franchi. Per i redditi bassi, ci sono sempre gli aiuti statali"

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08 AGOSTO 2017
BELLINZONA - Non si placano le discussioni scatenate dalla sentenza del Tribunale Federale in merito al Canton Neuchâtel e ai 20 franchi orari di salario minimo. Ormai da giorni è in atto un botta e risposta con protagoniste, si potrebbe dire, due fazioni: il cosiddetto padronato da una parte, con AITI, e Partito socialista e Verdi dall'altro.

Il diretttore di AITI aveva scritto a noi per rispondere a Delcò Petralli, che puntualmente ha replicato di nuovo, in mattinata invece è apparsa una risposta di Modenini al PS e a Righini in particolare su liberatv.

Ma andiamo con ordine. Stefano Modenini ha ribadito che la sentenza non significa che in tutti i Cantoni verrà applicato quel minimo, e poi ha attaccato Righini, dicendo che "da quando è presidente del PS non ricordiamo un solo discorso diffuso, chiaro e netto del signor Righini, ribadiamo diffuso, chiaro e netto, a favore di quei tanti imprenditori che si comportano correttamente, che pagano stipendi decenti e che si battono ogni giorno per mantenere i posti di lavoro. Le brevi parole spese per l'imprenditoria onesta in un'intervista sono davvero poca cosa". Inoltre, rimprovera al PS di non aver speso parole di solidarietà verso albergatori, commercianti e artigiani, danneggiati dallo sciopero dei lavoratori svizzeri della Navigazione Lago Maggiore, e sottolinea che il popolo ha respinto un salario minimo ancor più basso di quello chiesto dai socialisti. Cifra che non è alta, precisa, ma che metterebbe in difficoltà diverse aziende, e "visto che su questo argomento si glissa ampiamente, ricordiamo che i principali beneficiari del salario minimo saranno comunque lavoratrici e lavoratori che non abitano nel nostro paese". Infine, in merito ai costi sociali, "non è che se il premio di cassa malattia raddoppia possono raddoppiare anche gli stipendi": bisogna intervenire su quelli.

Il Partito Socialista ha ribattuto di nuovo con un lungo post su Facebook:

"È ormai evidente in che materia di salario minimo e riguardo alla sentenza del Tribunale federale (TF), Stefano Modenini e AITI cerchino di alzare un polverone per confondere e ritardare i tempi.

Invece di parlare inutilmente d’isteria, sarebbe stato meglio evitare di farne prova e controllare i dati, evitando così di dire ulteriori falsità. Non è il Tribunale Federale che ha stabilito che nel Canton Neuchâtel sarà introdotto un salario di 20 franchi/l’ora – come scrive Modenini – ma il Gran Consiglio del cantone romando, al fine di concretizzare l’iniziativa votata nel 2011. Il TF ha respinto i ricorsi di padronato e associazioni economiche, dando il via libera alla definitiva entrata in vigore della legge.

Il 18 maggio 2014, il Popolo svizzero non ha detto di no a un salario minimo di 3'690 franchi, come conferma la documentazione ufficiale di quella votazione: «L’iniziativa chiede che la Confederazione e i Cantoni promuovano contratti collettivi di lavoro che prevedano salari minimi e che sia introdotto un salario minimo nazionale legale di 22 franchi all’ora, pari grosso modo a 4000 franchi al mese».

Lo abbiamo detto e lo ribadiamo: l’importo di 3'750 franchi equivale alle prestazioni sociali di base del Canton Ticino per un’economia domestica media. È quanto la Conferenza cantonale del PS ha deciso e votato lo scorso 29 aprile: il salario minimo legale non può essere inferiore a questo importo perché lo Stato non può e non deve riconoscere la legalità a un salario minimo che implica il suo intervento. Un importo che, in più, è stato riconosciuto dal Governo e dalla nuova Legge sull’innovazione (Linn).

Fin dall’inizio delle discussioni per attuare l’iniziativa “Salviamo il lavoro in Ticino”, i rappresentanti di AITI hanno formulato delle idee di salario minimo – 3'000 franchi – che nulla hanno a che vedere con un salario dignitoso. Il reddito determinante per le complementari di AVS/AI conferma che 20 franchi l’ora è un minimo. Il TF, con la sua sentenza – la quale fa giurisprudenza in tutta la Svizzera – ribadisce questo principio È vero, non è il solo importo che definisce salario sociale tanto che, in Ticino, le prestazioni sociali minime medie sono superiori, ovvero 3'750 franchi.

Infine è a dir poco sconcertante essere costretti a ricordare che l’onere della prova spetta a chi accusa e non a chi la subisce, soprattutto quando l'accusa è infondata. Il Partito Socialista ha affermato, ripetuto e ribadito che è imperativo tutelare il mondo del lavoro e dell’economia sana, onesta e che subisce la concorrenza sleale di chi opera abusi: per questo è più che mai necessario estirparne le sacche d’illegalità. Per esserne certi basta cercare negli archivi dei media degli ultimi mesi.

Ora, però, è giunto il tempo perché anche AITI e i suoi rappresentanti riconoscano che nell’economia ticinese c’è una parte che abusa e che fa danno alla parte onesta. È ora che anche AITI proponga delle soluzioni affinché questo serio problema venga definitivamente risolto. È così che si contribuisce veramente alla costruzione dello Stato paese, come definito proprio da AITI nei suoi documenti".

Ci saranno nuove puntate? In un altro articolo, vi renderemo nota la replica di Michela Delcò Petralli.

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