POLITICA
"Corpo femminile provocante, semi-nudo o sottomesso per vendere: adesso basta!"
Oltre il caso Plein: Matteo Pronzini chiede con una mozione una base legale "per proibire la pubblicità sessista, razzista e omofoba”

BELLINZONA – Il caso Plein non si placa. Pur senza farne riferimento, Matteo Pronzini inoltra una mozione con lo scopo di “vietare la pubblicità sessista, razzista e omofoba”. Appunto, anche se lo stilista non viene mai nominato, è evidente che l’idea sia partita da lì.

“Le donne occupano un ruolo centrale nelle pubblicità. Sono spesso idealizzate (i corpi femminili perfetti e a volte persino anoressici) o denigrate (e usate come oggetti sessuali). L’obiettivo principale della pubblicità è di attirare l’attenzione del pubblico, provocandolo o suscitando il suo desiderio, per incitarlo a consumare. Tra gli espedienti più usati ed abusati dai pubblicitari vi è la messa in scena delle donne e del loro corpo come oggetto di godimento o di consumo”, inizia il deputato.

“Queste rappresentazioni, che perpetuano e rafforzano i peggiori stereotipi sessisti e machisti, sono lesive nei confronti dell’intelligenza e della dignità della donna. Quando, inoltre, i messaggi veicolati banalizzano o presentano come sexy immagini di violenza nei confronti delle donne, viene pericolosamente sdoganata l’idea che il corpo femminile è violabile e senza valore. In alcuni paesi questo modello è ormai superato, ma non da noi, dove si continua a usare e a tollerare l’utilizzo del corpo femminile in atteggiamenti provocanti, semi-nudo o sottomesso per vendere qualsiasi cosa, dalle automobili agli aspirapolveri”, prosegue, citando stereotipi e problematiche non nuove.

Ma cosa si può fare? Ben poco… “Di fronte a pubblicità estremamente sessiste o degradanti, le possibilità d’intervento da parte di cittadini/e e autorità sono tutt’ora quasi nulle. L’unica via percorribile è la segnalazione della pubblicità in questione alla Commissione Svizzera per la Lealtà, un organismo di autocontrollo dei pubblicitari che non dispone però di alcun potere di sanzione e che si è dimostrato di scarsa efficacia per disincentivare questo tipo di campagne pubblicitarie. Crediamo dunque che oggi non bastino più i discorsi e le belle parole, ma è giunto il momento di prendersi seriamente le proprie responsabilità e di vietare nel nostro Cantone tutte le pubblicità sessiste, razziste e omofobe”, spiega.

Ed ecco dunque la sua idea. “Si tratta così di dare un segnale chiaro di rifiuto di una cultura che non fa altro che legittimare le discriminazioni e le violenze sulle donne, siano esse fisiche, sessuali, psicologiche o anche economiche. Con questa mozione (che riprende sostanzialmente una mozione fatta da Sandrine Bavaud, deputata verde al Gran Consiglio vodese in data 7 giugno 2011) intendiamo quindi chiedere di preparare una base legale per proibire la pubblicità sessista, razzista e omofoba”.

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