POLITICA
"Se LASA fallisce, non ci sarà un piano sociale". "Stiamo tenendo in piedi un fantasma"
Respinta la richiesta di posticipare la trattanda sull'aeroporto. Intervengono i relatori. Ferrara: "Non ci sono lavoratori di Serie A o di Serie B. Dismettere costerebbe meno". Biscossa: "Noi azzereremmo, non possiamo farlo per i dipendenti"

BELLINZONA – Il tema forte della giornata in Gran Consiglio è senza dubbio l’aumento della partecipazione della quota del Cantone alla LASA. In modo netto è stata bocciata la richiesta socialista di rinviare la trattanda in attesa del voto di Lugano. 58 i no e 22 i sì, con PLR e PPD che in pratica non vedevano la necessità di una sorta di ping pong tra Cantone e Comune luganese.

Dunque, si va avanti. Boris Bignasca si è occupato di un’introduzione, la sua correlatrice di maggioranza Natalia Ferrara ha poi difeso con forza l’aeroporto, i cui dipendenti sono presenti sulle tribune. “La politica deve unire ambiente, economia, lavoro, tutto. L’aeroporto offre un servizio e impiega personale, permette ad altri di impiegare personale a sua volta. Ha una valenza regionale, su tutti i fronti. E consentirebbe di attrarre persone in Ticino, non solo di rassegnarci a essere terra di transito”, ha detto, per poi precisare: “Se fossimo stati severi come su questa trattanda avremmo chiuso Monte Verità, Film Festival, navigazione, eccetera. Per l’aeroporto non solo si è contrari ma non si trovano argomenti tranne dire che non funziona. Ci sono lavoratori di serie A e di serie B? Per me sono tutti uguali”.

E se il PS vuole un piano sociale e l’MPS una riconversione dei dipendenti, precisa: “LASA non ha un obbligo legale di dare un piano sociale e non ha comunque i mezzi finanziari per farlo. Senza ricapitalizzazione, la società che gestisce aeroporto fallirà: il che vuol dire neanche più salari, niente. Se azzeriamo l’aeroporto, azzeriamo l’indotto. Tra dismissione e tutto quanto servirebbe addirittura spenderemmo molto di più. Decidiamo se ricostruire o perdere pezzi, per non essere sempre ultimi ma ogni tanto anche i primi”. Ha lanciato una frecciatina ai Verdi: “va bene passare da mani pubbliche a private come se gli aerei volassero a cherosene”. 

Altrettanto appassionato l’intervento della relatrice di minoranza Anna Biscossa, che insiste sul fatto che l’aeroporto così non funziona. “Se stessimo parlando di uno scalo che va bene, saremmo i primi a essere pronti a votare. Ma non votiamo a favore o contro un aeroporto che funziona, adesso è uno di aviazione generale perché non ci sono voli di linea, perché non ci sono compagnie interessate e pronte a farlo tornare un aeroporto di linea. Tristissimo. Stiamo tenendo in piedi un fantasma. LASA tra l’altro non ha mai funzionato”, spiega amaramente. 

“Facciamo in modo che i dipendenti abbiamo sicurezze, non facciamo fallire LASA ma non ricapitalizziamo. La nostra è una possibilità alternativa per non cancellare aeroporto, dipendenti e indotto. È assurdo che noi socialisti vogliamo dare in mano ai privati lo scalo, ma non vogliamo nemmeno stendere un tappeto rosso ai privati, vogliamo dar loro un’azienda senza debiti. Che senso ha incaponirsi su una strategia che ha dato solo effetti negativi, che si ripropone con stesse modalità, oltretutto col volo su Zurigo che non c’è più? Fosse per noi, azzereremmo addirittura l’aeroporto, non si può fare per i dipendenti”.

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