CRONACA
Mosé Franco pronto alla votazione, "mi hanno convinto le persone dell'aeroporto, anche se c'è ostracismo da parte dei partiti che presentano loro candidati"
Il fondatore della Darwin, presentato dall'UDC, parla dell'aeroporto che vorrebbe, di indotto, di profitti, della compagnia, delle strutture, di collaborazione e di che cosa servirebbe. "Non sono la panacea di tutti i mali, però lo scalo è fermo, si strozza da solo"
CRONACA

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CRONACA

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07 AGOSTO 2017
LUGANO – In un primo momento, l’UDC aveva messo sul tavolo del Municipio due nomi, al di fuori da ogni vincolo politico, e esperti di aeronautica, come Mosé Franco e Marco Villa, per poi decidere di non farli partecipare alla votazione in Consiglio comunale, convinti di essere in minoranza. Pochi giorni dopo, però, nonostante le condizioni favorevoli, qualcosa è cambiato, e Mosé Franco torna in corsa: l’UDC ci prova.

Cosa ha fatto mutare idea al fondatore di Darwin? Glielo abbiamo chiesto.

Come mai ha deciso di mettersi in gioco per il CdA della LASA, cosa l’ha spinta nonostante il clima favorevole ai candidati dei partiti storici?

“Sono partito l’altra settimana per un viaggio dall’aeroporto di Lugano, e l’atmosfera che si respirava era pesante. Mi hanno avvicinato delle persone dicendo che era bello che io tornassi, ho detto che vedremo, ma mi hanno spinto. Serve saper gestire le persone e avere idee nuove, tutto è rimasto troppo fermo”.

Dunque lei saprebbe già dove andare a operare, se avesse la possibilità di farlo?

“Non sono il salvatore della patria, mettiamolo in chiaro. Bisognerà lavorare duramente, con l’aiuto di tutti i membri del Consiglio, per sfornare idee che siano fattibili”.

Però quali sono le problematiche maggiori che ha potuto vedere?

“Penso sia una questione di umore, più che di struttura. Non posso dirlo dall’esterno, ma l’atmosfera non mi è parsa delle migliori”.

Inizialmente lei e Villa eravate a disposizione, ma si era detto che non avreste partecipato alla votazione. Ora è fiducioso?

“C’è un ostracismo molto forte da parte dei partiti che presentano i loro candidati, però penso sia giunto il momento di mettere delle persone che non sono politiche. Io mi reputo completamente super partes, non rappresenterò l’UDC né nessun partito, solo le idee che posso portare che se fossero accettate si potrebbero mettere in opera”.

Lei rispecchia il profilo che di solito l’UDC porta in questi casi, vedi LAC: competenti ma non di partito.

“Non lo so se mi hanno avvicinato per quello. Io ho sempre tenuto nel cuore l’aeroporto, avendo fondato la Darwin, so cosa vuol dire, è una passione”.

Nel caso lei non fosse eletto, cosa dimostrerebbe ciò? Il fatto che contano di più i posti in Consiglio che il bene dell’aeroporto?

“L’ha detto lei… Mi sembra evidente, non ho neppure bisogno di rispondere. Sono abbastanza perplesso, credo che bisognerebbe mettere delle persone, indipendentemente da me, che sanno che cosa fanno. Non tutti possono, bisogna avere un mix di tutto, gente che sappia di aeronautica, gente che sappia di aeroporti, gente che sappiano gestire il personale, altre che sono in grado di gestire il personale. Se si scegliessero persone che non hanno queste caratteristiche, non so perché metterli lì… Si vuole gestire l’aeroporto come una struttura che faccia utili e poi lo si vuole gestire con l’influenza politica. Se si vuole che essa ci sia, l’aeroporto è solo un centro di costo che genera indotto, mentre dovrebbe essere tutti e due: generare indotto e utili, che non sono comunque la prima cosa per un aeroporto. La prima è produrre indotto”.

Ammettiamo che ci sia qualcuno indeciso su chi votare, lanci uno spot a suo favore.

“C’era una famosa pubblicità negli Stati Uniti negli anni ’70 e ’80 che diceva:Try me, you would like it. Non voglio essere assolutamente la panacea di tutti i mali, bisogna portare delle idee nuove ed è quello che credo di poter fare, ma non da solo. Va instaurato un clima di collaborazione e avere delle idee, avvalersi di consulenti esterni che portino qualcosa di nuovo da poter fare per un aeroporto che sennò si strozza da solo”.

Ha già un’idea sul nome che le piacerebbe come direttore per il dopo Sozzi?

“Assolutamente no, non ho idea di chi siano i candidati. Non ho accesso ai nomi e nessuno me li ha detti, deve essere il Consiglio a decidere”.

Ci parli di lei, come si definirebbe?

“Ormai sono qui da 32 anni, sono diventato svizzero perché mi piace dare il mio contributo, ho avuto delle società di gestione patrimoniale per gli ultimi 32 anni e ho avuto la fortuna e la volontà di fondare Darwin Airline nel 2003. Mi reputo un imprenditore finanziario, ho fatto finanza tutta la mia vita ma sono un imprenditore perché mi sono sempre buttato in altre attività”.

Cosa pensa, da fondatore, del nuovo corso della Darwin?

“Bisognerà vedere il nuovo azionariato cosa vorrà fare. reputo che ci siano delle nicchie di mercato da sviluppare, spero abbiano la volontà e il coraggio di farlo”.

Puntando su Agno?

“Loro sono qui, dovrebbero puntare su Agno. Che cosa vuol dire però puntare? Sa, qui si vuole raccogliere il pomodoro prima che si pianti la piantina. Se si vogliono attirare compagnie aeree o si vuole far volare di più quella che si trova già qui bisogna dar loro delle strutture per poterlo fare, non si può pensare di portare prima i clienti e poi far la struttura. È un grosso problema, sennò è un cane che si morde la coda. Bisogna avere un aeroporto più attrattivo, e da quello si possono valutare gli investimenti per il futuro”.

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