CRONACA
Palapenz, l'inviato denuncia il silenzio. Di tutti. "DI, Governo, Polizia, non è successo niente?"
Ivan Miozzari, l'inviato del Forum Alternativo, torna a interrogarsi: "L'Esecutivo non è più in grado di essere garante dei diritti civili. Il Parlamento è fragile sulle necessità del popolo"

CHIASSO - “Per il capo del DI, apparentemente, anche questo è lecito e democratico. O forse la democrazia non è tra le sue priorità”. Non si dà pace, Ivan Miozzari, inviato del Forum Alternativo alla serata al Palapenz dove si doveva discutere del centro asilanti di Balerna.

In un altro articolo, descrive il dopo. La richiesta di spiegazioni e il nulla che ha ricevuto in cambio. “Più volte le notizie al riguardo, in salse e ricostruzioni diverse, hanno fatto il giro dei media. La Polizia però non si sente. Il Governo non si sente. Per loro, forse, non è successo nulla. Non è dato sapere. Il Municipio di Coldrerio non si esprime sul gesto violento, avvenuto in pubblico e passato anche in televisione, del capo Dicastero Sicurezza pubblica. Alcuni politici accusano il collettivo di cittadini R-esistiamo di essere antidemocratici. Una strana lezione di democrazia data da chi nega la parola a chi la prende. In Gran Consiglio si arriverà a discuterne grazie ad alcune interpellanze”.

Nessuno ha detto nulla, e gli viene un dubbio. “Per la garanzia dei diritti civili e per l’integrità delle persone risponde lo Stato. Ma oggi, in Ticino, l’Esecutivo non sembra più in grado di esserne garante. Il Parlamento, dal canto suo, ha grandi fragilità nel comprendere e sostenere i diritti e le necessità del popolo. Non resta che chiedere l’intervento del Ministero pubblico”.

“Dopo i fatti violenti e antidemocratici avvenuti al Palapenz sotto gli occhi, forse chiusi, di una parte del Consiglio di Stato presente, l’approccio dialogante nei confronti del Comando della Polizia cantonale non ha portato alcun risultato. Fosse anche prematuro, dopo quattordici giorni dai fatti, qualche tipo di reazione pubblica e privata da parte della Polizia era dovuta. Che ci sia una strategia del silenzio, della negazione forse? Sarebbe bastato un breve comunicato ai media. Assertivo o puramente di circostanza, avrebbe quanto meno confermato una qualche presa a carico della vicenda. Non vola una mosca”, afferma. 

E anche a livello privato, per denunciare quanto gli è accaduto, ha provato ad avere contatti, racconta. Rilanciato di persona in persona, alla fine parla con chi di dovere, che gli fa capire, afferma, tre cose: “È inutile telefonare a destra e a manca alla Polizia. Non bisognava sbandierare sui giornale i fatti violenti. Nel dialogo, dietro a toni pacati e una forma più che corretta, si sarebbe avvertito, nella voce, dell’astio nei confronti della Polizia. Sono le pacate affermazioni del commissario”.

Miozari si è rivolto anche al Ministero Pubblico. “Diverso è l’approccio del Ministero pubblico. Dopo una chiara informazione iniziale, la reazione arriva a stretto giro di posta. Per quanto si tratti solo di una data per essere ascoltati, è comunque rassicurante sapere che lo Stato c’è. Almeno in una delle sue espressioni. Il Governo è occupato a tenere le mani sugli occhi. L’informazione che si ottiene dal commissario? Un altro indirizzo”.

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