POLITICA
Accordo quadro, il 70% degli obiettivi sarebbero raggiunti. "Non serve sfidare l'UE"
Filippo Lombardi ritiene che il Consiglio Federale debba dire che cosa comporterà ciascuno dei tre scenari possibili: parafare, non farlo, rinviare. "Abbiamo già ottenuto più degli inglese. Ma se PS e UDC..."

BERNA – Una settimana di tempo, fino a venerdì, per decidere cosa fare della bozza di accordo quadro raggiunto da Svizzera e UE: parafare, non parafare, chiedere un rinvio? Le opzioni sul tavolo del Consiglio Federale, che sta studiando la bozza ottenuta dopo cinque anni di negoziati, sono queste.

Cosa bisognerà fare? In una lunga opinione pubblicata sul Corriere del Ticino di ieri, Filippo Lombardi, si dice sicuro che l’Esecutivo “dovrebbe dire chiaramente ai cittadini quale prezzo c’è da pagare se accettiamo l’Accordo quadro (inutile illuderci: un prezzo in termini di futura sovranità c’è, specie nel campo delicato del mercato del lavoro), quale prezzo c’è da pagare se lo respingiamo e quale prezzo pagheremmo se cercassimo di temporeggiare”.

Un prezzo da pagare ci sarà sempre. Nessun accordo sarà mai come lo voleva una delle due parti, sottolinea il pipidino. Che riporta voci di insiders che sembrano confortanti: “nel caso dell’Accordo quadro, i cui contenuti non sono ancora di pubblico dominio, informazioni insider affermano che il successo dei nostri negoziatori potrebbe attestarsi attorno al 70% degli obbiettivi posti, il che lascia un 30% nel quale invece hanno dovuto cedere. Non un cattivo risultato, se così fosse”.

Quel 30% però secondo Lombardi “riguarda principalmente le cosiddette misure di accompagnamento alla libera circolazione delle persone, ovvero la tutela del nostro mercato del lavoro. Ciò ha innescato la reazione dei sindacati, complice l’imprudenza di chi in Governo ne ha parlato prima con i media che con i partner sociali”. Il che scatenerà l’opposizione del PS, oltre quella scontata dell’UDC, rischiando di bloccare il tutto a livello di Consiglio Federale.

Ma un rinvio o un rifiuto, cosa comporterebbero? “La negazione dell’equivalenza borsistica, contro la quale il Consiglio federale ha preso venerdì una prima misura precauzionale, giusta ma ancora insufficiente, lla negazione dell’equivalenza nella protezione dei dati (molto più pericolosa per le aziende svizzere), l’iscrizione della Svizzera nella lista nera dei paesi fiscalmente non cooperativi, il non aggiornamento della lista degli ostacoli tecnici al commercio definita dall’accordo bilaterale in materia, la degradazione negli scambi per la scienza e la ricerca (specie nel programma Horizon 2020, dove purtroppo la nostra discesa agli inferi è determinata da quella inglese)”, oltre ad altro.

Per cui Filippo Lombardi non ha dubbi. “Giocare ai Tarzan che si battono il petto sfidando l’UE e credendosi invincibili non serve a molto. Lo hanno appena sperimentato sulla loro pelle gli inglesi, portando a casa (dopo due anni di negoziati, non cinque) molto meno di quanto speravano. E mettendo fra l’altro la Svizzera in posizione più difficile, non più facile”.

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