POLITICA
"Qualcuno magari ha coperto quegli abusi: vogliamo una Commissione Parlamentare d'Inchiesta"
A richiederla deputati di più partiti, per capire chi ha avuto reponsabilità nel coprire l'ex funzionario del DSS

BELLINZONA - Fiorenzo Dadò (PPD), Boris Bignasca (Lega), Marco Bertoli (PLR), Tamara Merlo (Più Donne), Lara Filippini (UDC), Claudia Crivelli Barella (Verdi) e Matteo Pronzini (Mps-Pop-Indipendenti) vogliono che si indaghi sugli abusi a Palazzo delle Orsoline. E vogliono una Commissione d'Inchiesta Parlamentare.

Nelle loro orecchie risuonano ancora le scuse del giudice Villa alle vittime dell'ex funzionario del DSS e le parole da lui pronunciate, durissime: "Non sono stati chiesti consigli a chi poteva darli, ma soprattutto queste giovani donne non sono state accompagnate nel percorso di rivelazione".

Parole di fronte a cui l'Amministrazione non può far finta di nulla, al di là del singolo caso. "Il Consiglio di Stato ha riferito che "non appena ricevuta comunicazione dal Ministero pubblico, nel giugno dello scorso anno, dell’apertura di un procedimento penale nei confronti di un collaboratore del DSS, ha immediatamente sospeso quest’ultimo dalla funzione e avviato un’inchiesta disciplinare. Successivamente, dopo aver potuto consultare gli atti del procedimento penale, ritenendo i fatti emersi e ammessi dal collaboratore inconciliabili con la funzione professionale esercitata, ha deciso lo scioglimento per disdetta del rapporto di impiego. La condanna pronunciata ieri dalla Corte delle Assise criminali, ancorché in primo grado di giudizio, conferma l’adeguatezza di questo provvedimento". Il Governo ha ancora aggiunto che "ha dato incarico al Capo della Sezione delle risorse umane e al Consulente giuridico del Consiglio di Stato di esaminare gli atti dell’inchiesta penale e le motivazioni scritte della sentenza, una volta che saranno allestite, per procedere ad accertamenti in relazione all’eventuale gestione inadeguata del caso in seno all’Amministrazione". Il 19 febbraio 2019 il Consiglio di Stato si è espresso nell'Aula del Gran Consiglio, rispondendo a interpellanze sul tema. A parere dei sottoscritti deputati, già dalla presa di posizione evasiva del Governo si iniziava a intuire che l'Esecutivo non è l'autorità più adatta per indagare e trarre le dovute conclusioni con la necessaria autonomia di giudizio. Infatti, anche il Consiglio di Stato dal profilo amministrativo è giocoforza coinvolto in questa triste vicenda, siccome lo stesso Governo doveva vigilare sui funzionari dirigenti, da cui il funzionario B. dipendeva", si legge nella lunga richiesta di istituire una CPI.

Permane infatti "il sospetto che alti funzionari abbiano coperto un dipendente sottoposto, il quale ha commesso gravi reati contro l’integrità sessuale, occorre fare la massima chiarezza sulla questione. Una simile situazione deve essere approfondita e da un'autorità terza deve poi essere smentita o confermata".

La CPI può essere istituita, con la maggioranza del Parlamento concorde, di fronte a gravi eventi di portata istituzionale. E questo, per i deputati, lo è.

La CPI stessa avrebbe i compiti di:

"1. verifica delle responsabilità politiche e operative dell’allora Consiglio di Stato, dei funzionari dirigenti e dei servizi competenti coinvolti a vario titolo nella gestione del settore della politica giovanile;

2. verifica di azioni o omissioni non conformi alle prescrizioni legali, alla prassi o alle direttive interne;

3. valutazione delle misure allora adottate e quelle eventualmente da adottare per evitare il ripetersi di casi simili"

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