ECONOMIA
NoBillag per ora regge: il 51% direbbe sì. Quanto conteranno i giovani e gli over 65?
Il vantaggio del sì si assottiglia, in Ticino vincerebbe il no. L'esperto di iniziative Thomas Milic sostiene che gli over votano di più e percepiscono in modo diverso la tv. I punti decisivi a suo avviso saranno l'eventuale piano B e la questione delle minoranze linguistiche
POLITICA

UDC, su NoBillag libertà di voto

21 DICEMBRE 2017
POLITICA

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NoBillag vista da... Torino. "In Italia è la tv a determinare i leader politici. Volete essere in balia di chi deterrà il controllo dell'informazione?"

05 DICEMBRE 2017
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05 DICEMBRE 2017
POLITICA

Il triciclo e No Billag secondo il Mattino: "il PPD ha Pedrazzini nella CORSI, il PS ha colonizzato le redazioni e il PLR.. raccoglie soldi"

19 NOVEMBRE 2017
POLITICA

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19 NOVEMBRE 2017
BERNA – NoBillag è ancora in vantaggio, ma le percentuali sarebbero risicate: ad oggi, il 51% voterebbe a favore dell’abolizione del canone, secondo un sondaggio di 20 Minuten su un campione di 21'540 persone. Il 45% per contro voterebbe no. In Ticino? A sospresa, vincerebbe il no, con “solo” il 46% per il sì.

In Svizzera Tedesca, invece, il 52% vuole abolire il canone.  Tre su quattro simpatizzanti UDC sono per il sì, e chi ha un grado di istruzione più elevata sembra gradire il sistema attuale (che probabilmente pesa meno sull’economia familiare).

Un sostegno che c’è ma cala: tutto nella norma, secondo il direttore della campagna a favore del no, Mark Balsinger, pronto nei prossimi mesi a bombardare l’opinione pubblica coi motivi che a suo dire dovrebbero far propendere per il no. Per contro, i fautori del sì sono soddisfatti, e non si preoccupano della campagna stampa che gli avversari, con più soldi a disposizione, stanno preparando, convinti che l’insoddisfazione, se marcata, può più delle risorse finanziarie.

E le differenze fra le varie fasce d’età? Non risultano eccessive, se è vero che il 50% dei 1834enni voterebbe sì, mentre la percentuale scende al 47% fra gli over 65. Chi pensava che i giovani, che non guardano la tv tradizionale bensì si appoggiano alle nuove tecnologie avrebbero fatto la differenza, secondo questi dati sbaglia.

Un’opinione che non trova d’accordo l’esperto di iniziative Thomas Milic, sentito dal Corriere del Ticino. “È provato che agli inizi il parere della gente si basa più che altro sul titolo accattivante di un’iniziativa. Quando poi la campagna entra nel vivo, gli oppositori mettono sul tappeto argomenti che spingono ad esaminare i pro e i contro e di regola si constata che il numero dei favorevoli diminuisce”, spiega, sostenendo dunque la teoria di Balsinger.

A suo avviso, comunque, il fatto che i pensionati non siano stati presi in considerazione  in un precedente sondaggio (e nemmeno i ticinesi, come aveva sottolineato Canetta) crea nervosismo sui social perché forse nasconde altre cifre. È convinto che Qper i giovani la TV è superata, ma gli anziani vanno di più a votare rispetto ai giovani. Il divario nella partecipazione al voto fra le due fasce d’età può arrivare addirittura a 40 punti percentuali. Non mi aspetto che la partecipazione giovanile alla votazione “No Billag” superi la soglia del 30-40%”.

“Gli anziani guardano la TV svizzera molto di più dei giovani o della popolazione attiva in generale. Questo potrebbe essere per parecchi senior una motivazione a respingere un’iniziativa che viene percepita comunque come un sì o no all’esistenza della SSR. Certo, se si fa strada l’idea che la SSR non verrà comunque smantellata se passa “No Billag”, allora il sì all’iniziativa potrebbe trovare qualche consenso in più anche presso gli anziani. Nell’insieme – soprattutto considerando le abitudini dei pensionati – direi che questa fascia d’età dovrebbe respingere l’iniziativa, seppure in misura meno marcata rispetto a quanto si è inclini a pensare”, aggiunge. Dunque, a suo avviso saranno davvero le differenze di età a decidere, e gli over 65 saranno l’ago della bilancia.

“Due punti saranno decisivi durante la campagna. Anzitutto la capacità dei due campi di convincere che l’approvazione dell’iniziativa decreta – sì o no – la morte della SSR. In secondo luogo la questione della salvaguardia delle lingue e delle culture minoritarie nonché della coesione federale” condlude. Ovvero, il piano B esiste? I fautori del sì sono sicuri che la SSR sopravviverebbe, quelli del no ritengono che un sì alle urne sarebbe la sua fine, e con essa quella del servizio pubblico radiotelevisivo.

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