POLITICA
L'ipotesi shock: "Cameratismo in seno ai Dipartimento per insabbiare anche i comportamenti più inadeguati"
Duro comunicato dei Verdi in merito al caso dell'ex funzionario del DSS. "Purtroppo non è l'unica vicenda nell'amministrazione, dove dovrebbe esserci un comportamento esemplare"

BELLINZONA – La vicenda dell’ex funzionario del DSS condannato l’altro giorno ha lasciato il segno, soprattutto per la domanda, senza risposta, di come mai si sapeva e non è stato fatto niente. 

“Alcuni dei reati contestati sono già caduti in prescrizione, la pena è davvero lieve, il giudice in aula si scusa imbarazzato. Sembra solo un brutto sogno invece sono i contorni di una vicenda che vede come gretto protagonista un funzionario del DSS i cui dettagli si fanno via via più chiari e purtroppo raccapriccianti”, si legge in una nota dei Verdi, i quali ritengono che “la politica incassa un altro duro colpo alla credibilità dei suoi rappresentanti e dei funzionari. Un velo di omertà è sceso a suo tempo a proteggere le malefatte di questo individuo che ha calpestato i diritti e la dignità di alcune giovani donne e oggi bisogna capire cosa non ha funzionato ma soprattutto punire in maniera esemplare i responsabili che sapevano ma hanno taciuto. Perché se sono state fatte delle segnalazioni non ci sono state delle conseguenze dirette per la persona in questione?”.

Fino all’ipotesi shock che “si fa largo: che in seno ai vari dipartimenti ci sia un sistema di cameratismo che è in grado di proteggere e insabbiare anche i comportamenti più inadeguati. Purtroppo il caso in seno al DSS non è un caso isolato all'interno dell'amministrazione. Lo testimonia il fatto che molestie siano emerse anche in altri dipartimenti come il DT e nella polizia, e guarda caso, verso soggetti più deboli come giovani donne o apprendisti. Un fenomeno che inquieta perché da una parte è specchio della società, ma dall'altro coinvolge direttamente chi, in quanto funzionario pubblico, è chiamato ad avere una condotta eccellente”.

Dunque, i Verdi del Ticino auspicano che “in tempi più che brevi sia fatta luce su quanto accaduto e sulle persone coinvolte e invitano il Consiglio di Stato a voler procedere con pene esemplari per chi ha nascosto fatti tanto abietti”.

Da qui nasce una riflessione più ampia di tipo societario. “Perché le donne maltrattate, abusate e molestate non trovano il coraggio di parlare?”. E si danno alcune risposte: “La vergogna è il sentimento che le invade e il trattamento mediatico riservato alle vittime è spesso degradante. La gogna dei social e dei media online è probabilmente un pensiero fisso che frena la volontà di denunciare. Spesso si tenta di screditare queste donne o peggio ancora di minimizzare i fatti, quasi che chi ha subito questi soprusi sia in qualche maniera anche complice”.

Dunque, “bisogna spezzare questo muro e far capire che la causa di una violenza è sempre e solo colui che perpetua la violenza e che la vittima è una vittima, non ci sono fraintendimenti possibili tra questi due ruoli. Non ci sono attenuanti, non ci sono gonne corte o lunghe che tengano perché il corpo di una donna appartiene solo a lei. Questa è l’ora di battersi contro le violenze machiste”.

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